di Ivano Porfiri
Rallenta la crisi dal punto di vista finanziario, forse. Ma non certo la situazione dal punto di vista dell’occupazione. I dati relativi al primo trimestre 2014 diffusi dall’Istat rivelano un ulteriore peggioramento degli indicatori, per l’Umbria e più in generale per l’Italia.
Dati umbri Cresce ancora in Umbria il numero di persone in cerca di occupazione. Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat nel I trimestre 2014 si è arrivati a 51 mila unità contro i 42 mila di un anno fa. Parallelo il calo degli occupati, scesi da 362 mila del I trimestre 2013 a 354 mila di quest’anno. Il tasso di disoccupazione balza così dal 10,5% di un anno fa al 12,6% (nel IV trimestre 2013 era all’11,4%), il più alto nel Centro Nord se si esclude il Lazio. Il tasso di occupazione cala dal 61,5% al 60,6%.
In Italia Nel primo trimestre 2014, con minore intensità, prosegue il calo tendenziale del numero di occupati (-0,9%, pari a -211.000 unità), soprattutto nel Mezzogiorno (-2,8%, pari a -170.000 unità). La riduzione degli uomini (-1,3%, 164.000 unità in meno) si associa a quella più contenuta delle donne (-0,5%, pari a -47.000 unità). Al persistente calo degli occupati di 15-34 anni e dei 35-49enni (rispettivamente -2,3 e -0,8 punti percentuali del tasso di occupazione) continua a contrapporsi la crescita degli occupati con almeno 50 anni (+1,0 punti). La riduzione tendenziale dell’occupazione italiana (-199.000 unità) si accompagna alla contenuta flessione di quella straniera (-12.000 unità). In confronto al primo trimestre 2013, il tasso di occupazione degli stranieri segnala una riduzione di 1,6 punti percentuali a fronte di un calo di 0,3 punti di quello degli italiani.
Industria Nell’industria in senso stretto rallenta il calo tendenziale dell’occupazione (-0,3%, pari a -16.000 unità), cui si associa la nuova marcata contrazione di occupati nelle costruzioni (-4,8%, pari a -76.000 unità). L’occupazione si riduce anche nel terziario (-0,5%, pari a -83.000 unità), ma il calo riguarda solo il Mezzogiorno.
Tipologie contrattuali Non si arresta il calo degli occupati a tempo pieno (-1,4%, pari a -255.000 unità rispetto al primo trimestre 2013), che in più di sei casi su dieci riguarda i dipendenti a tempo indeterminato (-1,4%, pari a -169.000 unità). Gli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare (1,1%, pari a +44.000 unità), ma la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario (il 62,8% dei lavoratori a tempo parziale). Per il quinto trimestre consecutivo scende il lavoro a termine (-3,1%, pari a -66.000 unità), cui si accompagna per il sesto trimestre la diminuzione dei collaboratori (-5,5%, pari a -21.000 unità).
Disoccupati e inattivi Il numero dei disoccupati è in ulteriore aumento su base tendenziale (+6,5%, pari a +212.000 unità) e riguarda sia coloro che hanno perso il lavoro sia le persone in cerca del primo impiego. L’incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa in quasi sei casi su dieci i giovani con meno di 35 anni. Il 58,6% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più (54,8% nel I trimestre 2013). Il tasso di disoccupazione trimestrale è pari al 13,6%, in crescita di 0,8 punti percentuali su base annua; per gli uomini l’indicatore passa dall’11,9% all’attuale 12,9%; per le donne dal 13,9% al 14,5%. Aumentano i divari territoriali, con l’indicatore nel Nord al 9,5% (+0,3 punti percentuali), nel Centro al 12,3% (+1,0 punti) e nel Mezzogiorno al 21,7% (+1,6 punti). Nel primo trimestre 2014, dopo tre trimestri di crescita, diminuisce il numero di inattivi 15-64 anni (-0,6%, pari a -92.000 unità). Il calo si concentra nel Centro, alimentato per oltre due terzi dalle donne.
Bravi: situazione drammatica «La situazione del lavoro – commenta il segretario regionale della Cgil Mario Bravi – è sempre più drammatica in Umbria. Questa situazione disastrosa, accentuata dalla mancanza di risorse per la copertura della Cig in deroga, che rischia di rendere il dato ancora più devastante, testimonia il fatto che purtroppo abbiamo avuto ragione nel parlare poche settimane fa di ‘falsa ripartenza’ dell’economia in Umbria, in occasione della presentazione del nostro rapporto Ires Cgil. Non può esserci crescita, infatti – conclude – senza nuova occupazione o aumentando la precarietà del lavoro esistente. Da questo baratro si esce soltanto con una politica economica alternativa, che metta veramente al centro un Piano del lavoro per l’Umbria».

l’italiano vive e dorme sopra un vulcano…
viviamo ipnotizzati da oltre 20 anni,ora abbiamo nuovamente un’altro imbonitore e ipnotizzatore di masse,ma quanto potrà durare l’incantesimo???
la barzelletta è sempre la stessa “la ripresa” …voi credeteci chissà…
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