di C.F.
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Persi 13.300 posti di lavoro in un anno (-3.6%), ma il «vero massacro occupazionale» arriverà nel 2014. È una fotografia nerissima quella scattata all’economia dell’Umbria dall’Ires-Cgil che, in estrema sintesi, sostiene  che spiragli di luce non ce ne sono proprio. Nelle trenta pagine che compongono l’analisi del terzo trimestre l’unico valore con segno positivo è quello del tasso di sviluppo imprenditoriale che, però, si attesta a un insignificante 0.003%.

«Rincorsa alla crescita zero» Già, perché per il resto si continua a precipitare in un vortice recessivo di cui non sembra esserci fine. All’Ires hanno coniato l’espressione «rincorsa alla crescita zero», piuttosto convinti che se anche dovesse riprendersi il Pil, in caduta libera (-3.1%), non si avranno flessioni occupazionali.

Export -7.4% A soffrire in particolar modo in questa fase è l’export (-7.4%) che al secondo trimestre, ultima rilevazione Istat disponibile, si attestava intorno a un valore di 1.8 milardi, con una contrazione di circa 145 milioni rispetto allo stesso periodo del 2012, a causa delle criticità che interessano il comparto dei metalli, su cui determinante è l’incertezza di Ast. Al netto del settore, che comunque ha un peso specifico sull’export regionale del 35%, la rilevazione segna un +7.3%, trainata dal sistema moda e agricoltura.

Produzione – 4.5% Non vanno meglio le cose sul fronte della produzione dove, dicono gli esperti di Ires, non emergono elementi di ripresa o stabilizzazione. La dinamica, rispetto al trimestre precedente, risulta deteriorata per alimentari e meccanica, ma attenuano la contrazione in particolare il sistema moda e il settore legno e mobilio. Complessivamente la produzione industriale frena il suo ritmo di caduta, da -4,5% nel primo trimestre a -4% nel secondo, mentre sul versante della domanda non emergono miglioramenti, con una dinamica del portafoglio ordini (-3,8%) sempre deteriorati, compresi quelli esteri.

Ammortizzatori sociali La mancanza di copertura della cassa integrazione in deroga, invece, fa registrare un utilizzo dell’ammortizzatore del sociale a -72%, ma a parità di condizione e sulla base dei dati storici si registrerebbe un aumento del 5.6% su 2012. Conseguentemente cresce la cassa straordinaria che fa registrare +32%. Il venir meno dell’effetto protettivo dell’ammortizzatore sociale ha, inevitabilmente, delle ripercussione della riduzione dell’occupazione.

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