Una mostra di Burri

di Ivano Porfiri

Chi dice che con la cultura non si mangia sbaglia, sono i numeri a dimostrarlo. Ma allo stesso modo si potrebbe dire che con la cultura si potrebbe mangiare molto di più o, più nobilmente, si potrebbe creare più ricchezza, benessere, economia. In Italia, ma anche in Umbria. E’ quanto emerge dal Rapporto 2014 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, secondo cui la filiera culturale muove il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro. Il dato è riferito al 2013 e comprende del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che viene attivata dalla cultura, il turismo innanzitutto. Considerando strettamente il valore aggiunto creato dalle imprese culturali, invece, con riferimento al settore privato, la cultura rende il 5,4% della ricchezza prodotta, pari a 74,9 miliardi di euro, offrendo occupazione a 1,3 milioni di persone, il 5,8% del totale degli occupati in Italia.

In Umbria Guardando alla nostra regione, sonono 6.717 le imprese registrate del sistema produttivo culturale. Di queste, quelle a guida femminile sono il 17,4%, una delle percentuali più alte in Italia. Queste imprese hanno creato nel 2013 un valore aggiunto di 887,8 milioni di euro, il 4,7% del totale dell’economia regionale, più del 4,5% dell’Emilia Romagna, per capirci, ma meno del 5,3% della Toscana o del 6,5% delle Marche, per guardare alle regioni limitrofe (la media nazionale è del 5,4%, quella del Centro il 6,2%). Se a questo dato si aggiungono i 282 milioni di euro di spesa turistica direttamente legati alla cultura, cioè il 36,9% del totale, si oltrepassa il miliardo.

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Occupazione ed export Le imprese culturali danno lavoro a 19.500 persone nel privato, il 5,2% del totale degli occupati, anche qui più dell’Emilia (5%), ma meno di Toscana (6,5%) e Marche (7,1%). La media nazionale è del 5,8%, quella del Centro il 6,1%). Se si guarda all’export, l’Umbria è tra le regioni a crescita più impetuosa: negli ultimi 12 mesi è stato fatto registrare un +12,1%, e nel medio periodo (2009-2013) ancora un +12.1%, secondo solo al +12,6% della Toscana. In particolare, la cultura pesa per il 6,1% sul totale delle esportazioni regionali.

Perugia, Terni e le finaliste Perugia con il 5% è 39esima su 110 città italiane per l’incidenza del valore aggiunto del sistema culturale sul totale dell’economia. Lontanissima dal 9% di Arezzo, città leader. Terni è 77esima con il 3,9%. Guardando alle altre finaliste per il ruolo di Capitale europea della cultura 2019, solo Matera è sopra (29esima con il 5,4%), mentre sono sotto Lecce 42esima con il 4,8%, Siena 60esima con il 4,3%, Ravenna 70esima con il 4%, Cagliari 82esima con il 3,8%. Se si guarda alla graduatoria per incidenza dell’occupazione del sistema produttivo culturale sul totale, Perugia è 36esima con il 5,4%, Terni 79esima con il 4,4%. In vetta c’è sempre Arezzo con il 10,4%. Le altre finaliste per la Capitale della cultura 2019: Matera 16esima con il 6,6%, Siena 33esima con il 5,5%, Lecce 38esima con il 5,4%, Cagliari 70esima con il 4,6%, Ravenna addirittura 80esima con il 4,4%. Infine, per ciò che riguarda il numero di imprese culturali sul totale, Perugia è 38esima con il 7% al pari di Terni (comanda Firenze con l’11,8%). Tra le finaliste Cagliari è all’8,1%, Lecce al 7,3%, Siena al 7%, Ravenna al 6,4%, Matera al 5,5%.

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