Un supermercato

di Ivano Porfiri

Un solco che si amplia come una ferita aperta che vede i suoi lembi allontanarsi sempre di più. E’ la diseguaglianza crescente il prodotto di anni di crisi, la cui fine sembra spostarsi sempre più avanti. Se si intravedono solo ora, nel 2015, barlumi di ripresa (almeno questo emerge dalle analisi convergenti di istituti di ricerca e categorie produttive), guardando indietro si può osservare con un minimo di lucidità le macerie prodotte dalla crecessione dal 2007 a oggi. Lo fa il rapporto “L’Umbria nella lunga crisi” dell’Agenzia Umbria Ricerche, presentato in Regione.

Un tuffo nel passato I dati presentati, va detto, non sono certo freschi. Fermi per la maggior parte al 2012, con dinamiche che in tre anni hanno semmai acuito certe tendenze. Per questo il volume (nonostante esistano rapporti recenti ben più aggiornati come, ad esempio, quelli di Bankitalia) va preso come una fotografia ex post a una prima fase della crisi economica per leggerne i suoi effetti sulla carne viva della società umbra.

Una crisi di consumi Inutile rivangare sulla perdita di Pil o di posti di lavoro, più volta rimarcata e con dati ben più aggiornati. Ciò che emerge dall’analisi macroeconomica di Elisabetta Tondini (responsabile Aur per processi e politiche economiche e sociali) è come la crisi si sia riverberata sui consumi delle famiglie. Nel 2012, ad esempio, le famiglie umbre hanno ridotto del 3,8% la propria spesa. E proprio quell’anno, dopo l’illusione di ripresa del 2010, è quello che ha fatto registrare un «ripensamento nel comportamento dei consumatori di fronte alla scelta tra spendere o risparmiare» con «una ripresa della propensione al risparmio» che «ha contrastato possibili espansioni dei consumi».

Più cibo, meno cure vestiti Se si guarda alle dinamiche di spesa, emerge come negli anni tra 2007 e 2013 le famiglie abbiano tagliato i cosiddetti «beni voluttuari»: -32,3% della spesa in vestiario, -24,7% in mobili e servizi per la casa. Ma calano anche le spese per la cura della salute (-17,1%) e quelle per i trasporti (-5,5%). Crescono, invece, le spese fisse, più difficili da controllare, come quelle per l’abitazione (+11,2%), combustibili ed energia (+28,3%) e quella per il cibo, che finisce per assorbire il 54% del budget familiare.

Disuguaglianza Il dato più amaro degli anni della crisi, però, è la crescita della disuguaglianza. Non tutti, cioè, hanno pagato con un ripiegamento all’indietro della propria condizione. L’indice Gini, con cui si misura la disuguaglianza sociale, è andato progressivamente crescendo dal 2010, anno che aveva fatto sperare nella fine della crisi. «In quell’anno – osserva il rapporto – nella regione il tasso di povertà relativa delle famiglie era al di sotto del 5% (a fronte dell’11% italiano) e in termini di popolazione pari al 7,7%, quasi la metà del dato italiano. Solo due anni dopo, quel 5% balza all’11% e il 7,7% a quasi il 15%». L’indice Gini dice che nel 2013 il 23,3% degli umbri è a rischio povertà o esclusione sociale.

Pagano i giovani La società umbra fotografata nel 2011, suddivisa per “quintili”, cioè in cinque fasce di reddito che raccolgono ciascuna il 20% della popolazione, vede il 16,4% tra i più poveri e il 21,2% nella fascia subito superiore. Stante il 25,9% nella fascia centrale, nelle due fasce a reddito maggiore si trovano rispettivamente il 19,4% e il 17,1% dei residenti. Uno schema a “specchio” diverso da quello del Centro Italia o della Toscana, dove le fette sono a crescere, più spostate cioè verso chi sta meglio. In questo quadro, col passare degli anni, «si è esacerbata ulteriormente – osserva Tondini – la situazione di vulnerabilità tra i giovani, aumentando la presenza di famiglie con capofamiglia minore di 40 anni nel quinto più povero della distribuzione del reddito equivalente e diminuendo quella nel quinto più ricco».

Marini: «Fondi Ue per lo sviluppo» Sulla ricerca è intervenuta la presidente della Regione, Catiuscia Marini, secondo la quale «vanno ricreate le condizioni socio economiche per la crescita, lo sviluppo, il lavoro, piuttosto che mettere in campo azioni finalizzate esclusivamente al loro incentivo. L’utilizzo intelligente e trasversale in tutti i settori dei fondi strutturali per costruire ed accompagnare la specializzazione intelligente del sistema umbro sarà – per la presidente – una delle sfide da cogliere per recuperare il gap di competitività della regione. Per uscire dalla crisi è inoltre determinante la capacità di agire sui punti di forza che il sistema economico e produttivo dell’Umbria sa esprimere. A cominciare dalle imprese di eccellenza che, per lo più di medie dimensioni, non hanno carattere specialistico, ma tagliano orizzontalmente tutti i settori». Per quanto riguarda la coesione e l’inclusione sociale Marini ha evidenziato che «le politiche di riferimento dovranno essere orientate non solo alla lotta alla povertà, ma anche al rafforzamento della rete sociale dei servizi sul territorio, in una visione di welfare e di inclusione sociale dai caratteri innovativi con al centro le persone».

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