Ogni imprenditore umbro sborsa 2.654 euro in più all'anno rispetto alla media Ue

di Daniele Bovi

Non bastasse una pressione fiscale da record, sulle imprese umbre pesa come un macigno anche la bolletta energetica. Rispetto alle aziende europee infatti quelle del Cuore verde pagano in totale 185,6 milioni di euro in più all’anno. A dirlo è uno studio di Confartigianato, basato su dati Terna relativi al 2011, che misura il divario del costo dell’energia elettrica tra le imprese italiane e quelle dell’Ue. Se si guarda a quanto ogni imprenditore paga in più in media rispetto a un suo collega europeo, emerge come l’Umbria sia una delle regioni italiane dove il peso della bolletta è più pesante: 2.654 euro in più all’anno. Davanti, quando la media del Paese è di 2.259 euro, il Friuli con 4.108, la Sardegna con 3.471, la Lombardia con 2.791 e la Valle d’Aosta con 2.752. Una bolletta che si fa più pesante di anno in anno: nel 2010 infatti, secondo la precedente rilevazione dell’associazione, la «mazzata» era di 152 milioni di euro all’anno, 2.164 a impresa.

Lombardia al top Complessivamente lo scorso anno gli imprenditori italiani hanno pagato 10,077 miliardi di euro in più rispetto alla media Ue. Il conto più salato tocca alle aziende del Nord che nel 2011 hanno sborsato per la luce 5.848 miliardi in più. La regione più penalizzata – dice la Confartigianato – è la Lombardia, con 2.289 milioni di euro di maggiori costi, seguita dal Veneto con un gap di 1,007 miliardi di euro, dall’Emilia Romagna con 904 milioni e dal Piemonte con 851 milioni. La classifica provinciale vede al primo posto, per il più ampio divario di oneri per le imprese rispetto all’Europa, Milano, con un gap di 555 milioni di euro, seguita da Brescia (467 milioni euro), Roma (447 milioni euro), Torino (343milioni euro), Bergamo (293 milioni euro).

Corsa inarrestabile Numeri frutto di una corsa dei prezzi dell’elettricità per uso industriale che in Italia sembra inarrestabile: tra il 2009 e il 2011 sono aumentati del 17,4%, a fronte del +9,5% registrato nell’Eurozona. Tra il 2010 e il 2011 i rincari si sono attestati all’11%, mentre nell’Ue si sono fermati al 5,9%. Il risultato è che la distanza tra il nostro Paese e l’Europa è cresciuta: nel 2009 il gap per il costo dell’elettricità era del 26,5%, per salire al 29,4% nel 2010 e al 35,6% nel 2011. A gonfiare la bolletta energetica delle imprese contribuisce la pressione fiscale, che incide per il 21,1% sul prezzo finale dell’elettricità. «Il costo dell’energia elettrica per uso industriale – sottolinea il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini – è una delle tante zavorre che frenano la corsa delle imprese italiane, uno dei tanti oneri che riducono la nostra competitività rispetto ai competitor europei. Anche su questo fronte chiediamo al Governo di agire in fretta per cominciare ad avvicinarci agli standard degli altri Paesi dell’Ue». Di seguito riportiamo i dati relativi alle regioni italiane: il primo si riferisce al gap complessivo per regione, il secondo per ogni singola impresa.

Abruzzo 213,1 2.196
Basilicata 87,6 2.466
Calabria 137,8 1.245
Campania 481,2 1.406
Emilia Romagna 904,2 2.366
Friuli V.G. 358,3 4.108
Lazio 656,7 1.550
Liguria 186,3 1.421
Lombardia 2.289,9 2.791
Marche 238,8 1.817
Molise 45,5 2.115
Piemonte 851,8 2.498
Puglia 594,6 2.358
Sardegna 378,8 3.471
Sicilia 553,8 2.023
Toscana 656,0 1.966
Trentino A.A. 217,5 2.601
Umbria 185,6 2.654
Valle d’Aosta 33,1 2.752
Veneto 1.007,1 2.502

Nord 5.848,1 2.588
Centro 1.737,0 1.812
Mezzogiorno 2.492,3 2.007
ITALIA 10.077,4 2.259

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