di Dan.Bo.
Quasi un’azienda fallita ogni giorno da gennaio a settembre, con un trend in netta crescita rispetto all’anno scorso. E’ quanto successo in Umbria secondo uno studio di Crisi D&B, società del gruppo Crif che si occupa di informazione economica. Stando ai numeri nei primi nove mesi del 2012 sono stati 174 i fallimenti contro i 136 del 2011: un aumento del 27,9%. Nel terzo trimestre invece 39 sono stati i casi registrati. Nel complesso il conto della crisi parla di 730 imprese che dal primo gennaio 2009 ad oggi hanno definitivamente abbassato le saracinesche. Dati particolarmente duri che confermano quelli del gruppo Cerved relativi al primo semestre dell’anno. In questo caso si registra, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un aumento record del 59,3% con un insolvency ratio (ovvero il numero di procedure fallimentari aperte ogni diecimila imprese) pari a 15,3. Meglio, si fa per dire, in Italia lo ha fatto solo la Lombardia (16,3).
Bernardini: un’enormità «Per una realtà come la nostra – dice al Sole 24 Ore Umbro Bernardini, presidente di Confindustria Umbria – questi numeri rappresentano un’enormità. Sono anni purtroppo che mi tocca il ruolo della Cassandra, ma non posso far altro che continuare a lanciare l’allarme sul fatto che come regione stiamo rischiando uno scivolamento che ci sta avvicinando progressivamente ai territori meno caratterizzati da attività d’impresa. A partire dalle infrastrutture occorre ricreare condizioni migliori. Quanto a collegamenti stradali e autostradali, infatti, la nostra situazione è praticamente uguale a quella di trent’anni fa».
L’ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA A PERUGIA: NOSTRE IMPRESE COME PUGILE STREMATO
Smacchi: ridisegnare l’Umbria Da destra e da sinistra i numeri sono guardati con particolare preoccupazione. Secondo il consigliere regionale pd Andrea Smacchi «siamo giunti ad un bivio: la politica umbra deve dimostrare di essere all’altezza delle sfide che ha davanti con scelte coraggiose che guardino con lungimiranza al futuro. In questo scenario la fascia appenninica sconta, oltre la sua posizione di isolamento, anche e soprattutto una mancata visione di politica economica generale che le consenta di tamponare la situazione facendo leva sulla unitarietà. E’ il momento di dimostrare la forza politica e culturale per ridisegnare l’Umbria del futuro con vere riforme a cominciare da quella sanitaria; quello che oggi non abbiamo il coraggio di fare ci verrà imposto da Roma domani».
Pdl: scenario apocalittico Di scenario «apocalittico, e non solo per il trend e per il mero dato statistico che vede un’impennata di fallimenti nell’ultimo periodo e un dato assoluto rispetto al 2011 già incrementato nonostante l’anno non sia finito», parla invece il consigliere regionale pdl Andrea Lignani Marchesani. «La fine degli ammortizzatori sociali – prosegue – e la relativa mancanza di fondi relativa agli stessi di fatto non può, infatti, che peggiorare la situazione. Le grandi vertenze industriali aperte in Umbria – aggiunge – hanno certo un peso che non si può sminuire e rispetto alle quali occorre esprimere il massimo impegno, ma occorre puntare di più l’attenzione sulle crisi “invisibili” delle decine e decine di piccole imprese che non reggono all’impatto della grave contingenza attuale e che vanno poi a comporre quei numeri drammatici che abbiamo letto oggi».

