di Daniele Bovi
Un 2012 difficile per famiglie e imprese e un 2013 dove si affacciano i primi segni di ripresa. In sintesi è questo il quadro dell’economia umbra tracciato in occasione della Giornata nazionale dell’economia organizzata da Unioncamere. Nel rapporto nazionale, in attesa dei dati più approfonditi e degli scenari più dettagliati che verranno esposti venerdì nelle Camere di commercio di Perugia e Terni, i primi numeri su Pil, occupazione, consumi delle famiglie, investimenti ed export disegnano un quadro già abbastanza preciso.
Il Pil Per quanto riguarda il Prodotto interno lordo dopo un 2011 piatto e un 2012 in cui si prevede un calo dell’1,5% (in linea con la media nazionale e con le previsioni fatte dalla giunta regionale nel Dap), Unioncamere stima un +0,9% per il 2013. Segnali di ripresa arrivano anche dai consumi delle famiglie: se la spesa nel 2012 dovrebbe far segnare un -2,3%, nel 2013 si risale la china a quota -0.3%. Il trend è in miglioramento anche per gli investimenti fissi lordi che, dopo essere precipitati a -3,1% nel 2012, dovrebbero far registrare nel 2013 un calo, più contenuto, dell’1%.
Mercato del lavoro Segnali non positivi continuano ad arrivare invece per il mercato del lavoro regionale. Stime sul 2013 non ce ne sono ma per quanto riguarda quest’anno le previsioni sono negative: 1.890 i posti di lavoro in meno perlopiù (1.550) concentrati nella provincia di Perugia. Numeri frutto delle 7.880 «entrate» e delle 9.760 «uscite» attese dalle imprese di Unioncamere. Dopo gli anni da tregenda iniziati nel 2008 e che hanno portato la regione, sul fronte delle esportazioni, ad arretrare fortemente, gli ultimi dati relativi al 2011 parlano di un’Umbria che ha recuperato i livelli pre-crisi e che, secondo le previsioni, consolida le proprie performance: +2.6% nel 2012 e +3% nel 2013.
Export A fare da zavorra alle prestazioni delle imprese sul fronte dell’export c’è, secondo quanto emerge da un sondaggio condotto sempre da Unioncamere, la modesta dimensione aziendale (4 su 10 spiegano che è questo il problema), seguita dai costi troppo elevati (25,2% dei casi), da un prodotto poco competitivo (17%) e dalle difficoltà logistiche (13%).
Dardanello: tessuto provato «I dati – ha spiegato giovedì commentando il Rapporto il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – ci confermano la necessità di favorire gli investimenti per rilanciare l’economia e sostenere l’occupazione». «Dopo quattro anni di crisi – prosegue -, il tessuto produttivo del Paese appare provato. Fra gennaio e marzo di quest’anno, sono andate perdute 26 mila imprese. In pericolo sono tanti piccoli e piccolissimi imprenditori che rischiano di fallire per crediti non riscossi o perché vedono ridursi il credito dalle banche. Ovviamente l’occupazione risentirà di questo contesto, soprattutto quella creata dalle microimprese con meno di 10 addetti».

