Prosciuttificio di Norcia colpito dal terremoto (foto archivio Fabrizio Troccoli)

di M. T.

In 800 mila hanno scelto gli agriturismi per Natale. Sono gli italiani che per le festività non vogliono allontanarsi troppo dalle proprie case nè geograficamente, nè come atmosfera. L’agriturismo, infatti – secondo quanto reso noto da una indagine di Coldiretti – conosce un aumento del 6% di domanda, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, da parte degli italiani. Non vale lo stesso purtroppo per l’Umbria che sconta l’effetto terremoto e quindi il timore, troppo spesso infondato, da parte di molti di scegliere il Cuore Verde per trascorrere il Natale. L’intero comparto agricolo, infatti, unitamente agli altri settori che compongono l’economia locale, particolarmente della Valnerina, ma anche di altre aree dell’Umbria, risente dell’effetto ‘crisi da terremoto’. Proviamo a vedere i dati prodotto per prodotto

I dati del crollo «Il crollo delle vendite – sottolinea Coldiretti – ha colpito maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte, anche in ragione del fatto che nelle zone colpite dal sisma è prevalente l’attività di allevamento. L’abbandono forzato delle popolazioni, trasferite sulla costa, e la fuga dei turisti hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende che, oltre a non vendere, devono comunque mungere tutti i giorni con la necessità di trasformare il latte o cederlo a qualche caseificio, peraltro in una situazione in cui la maggior parte delle strutture di questo tipo sono inagibili. In difficoltà anche il settore dei salumi, a partire da quelli pregiati a Denominazione di origine, dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori che si trovano nelle zone del cratere. Ma l’assenza di acquirenti – continua la Coldiretti – sta interessando un po’ tutte le produzioni, compresi farro, lenticchie e altri legumi. Un discorso a parte merita lo zafferano, spezia pregiata che negli ultimi tempi ha visto un interesse crescente da parte dei consumatori. Il periodo di raccolta cade, infatti, tra ottobre e novembre e, a causa del sisma, molti produttori non sono neppure riusciti a recarsi nei campi, lasciati incustoditi e devastati dai cinghiali».

Lenticchie e legna da ardere Secondo Coldiretti soffre di meno il settore delle lenticchie, ma non si può dire lo stesso per la legna da ardere: «Situazione meno negativa – precisa la Coldiretti – per le lenticchie che erano già state raccolte prima del sisma e che si avvantaggiano della concentrazione della domanda nel periodo natalizio. Un calo pressoché totale delle vendite si registra, inoltre, per la legna da ardere, un settore importante per l’economia delle zone terremotate dove operano imprese agroforestali e comunanze agrarie. Con le case distrutte e abbandonate la richiesta di tronchetti e ceppi è ovviamente venuta meno, mentre gli effetti del sisma sulla rete viaria montana hanno reso difficili se non impossibili le operazioni di taglio e trasporto».

Il conto drammatico Il bilancio del settore agricolo, alimentare e turistico preoccupa le associazioni di categoria: «Il terremoto ha colpito un territorio con una forte vocazione agricola in cui si contano 3mila aziende a rischio con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, secondo una stima della Coldiretti. L’agricoltura, tra manodopera familiare ed esterna, contribuisce in modo importante all’occupazione e all’economia di quei territori. Un’attività che – sottolinea la Coldiretti – alimenta anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo che sostengono il flusso turistico che, tra ristorazione e souvenir, è la linfa vitale per la popolazione. Le scosse mettono a rischio un sistema con specialità conservate da secoli, dalla lenticchia di Castelluccio al pecorino dei Sibillini, dal Vitellone Bianco Igp alla patata rossa di Colfiorito, dallo zafferano al tartufo, dal ciauscolo al prosciutto di Norcia Igp, che – conclude la Coldiretti – rappresentano un patrimonio culturale del Paese che rischia di sparire per sempre».

Aiuti Intanto note positive si registrano sul disegno di legge di conversione del decreto legge sul terremoto approvato alla Camera. Fondi per il sostegno agli allevamenti, agevolazioni e rimborsi, procedure semplificate per la ripresa dell’attività produttiva che secondo Coldiretti sono alcune delle misure previste dal provvedimento che destina quasi 11 milioni di euro per le imprese zootecniche (latte, carne bovina, ovicaprini, suini ed equini) nei comuni colpiti dagli eventi sismici. «L’importo unitario dell’aiuto (euro/capo), differenziato per specie allevata e stato di salute dell’animale – spiega Coldirtti – sarà definito con decreto del ministero delle Politiche agricole ma è stato anticipato che per i bovini ci sarà un contributo di 400 euro ad animale, mentre sono in corso le definizioni degli aiuti anche per ovi-caprini, suini ed equini. Un altro milione di euro era stato già stanziato per misure di sostegno ai produttori di latte interessati agli accordi volontari mentre un milione e mezzo di euro – precisa la Coldiretti – è stato stanziato per ridurre le commissioni per l’accesso alle garanzie dirette Ismea, nel rispetto della normativa europea e nazionale in materia di aiuti di Stato. Per favorire la ripresa si consente ai titolari di attività produttive svolte in edifici con danni lievi il ripristino secondo procedure celeri e procedure di autorizzazione semplificate, a condizione che – continua la Coldiretti – provvedano ad acquisire le certificazioni di agibilità sismica. Per le imprese che abbiano subito danni è previsto – conclude la Coldiretti – un rimborso per l’acquisto o la locazione di macchinari, o per ulteriori interventi urgenti necessari alla prosecuzione delle attività produttive».

«Sburocratizzare» «Ora dobbiamo vincere insieme la battaglia contro la burocrazia per fare in modo che gli aiuti arrivino al più presto ad agricoltori e allevatori che necessitano anche di garantire un ricovero stabile agli animali che devono continuare ad accudire», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

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