La manifestazione contro la Tk-Ast

di Marco Torricelli

Rieccoli lì. Di Nuovo. In mezzo alla strada. Ma per non finire sul lastrico. Striscioni, bandiere, trombette e tutto l’armamentario. Gli operai delle acciaierie hanno ripercorso – per l’ennesima volta – viale Brin e le vie del centro. In corteo almeno 500 persone, poi diventate 7/800, dietro allo striscione che recita: «Non ci stiamo. No allo smantellamento delle acciaierie di Terni».

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La protesta Quello che giovedì hanno sbattuto loro in faccia non è stato solo un «piano irricevibile», ma molto di peggio: «Ci hanno detto che secondo loro, secondo i tedeschi – dicono – noi dovremmo accettare i loro ordini senza nemmeno discutere. Ma hanno capito male».

Il sindaco Stavolta Leopoldo Di Girolamo, il sindaco, aveva indossato la fascia tricolore – ed anche un vistoso elmetto rosso – per sfilare con i lavoratori: «Ma non certo per timore – ha spiegato – perché stavolta il servizio di ordine pubblico è stato organizzato in maniera impeccabile» e alla fine, anche dopo un vivace scambio di battute con alcuni contestatori, ha detto che «la risposta della città e della fabbrica non potranno restare inascoltate»

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La vertenza A sfilare, insieme ai lavoratori, politici di diversa estrazione e sindacalisti – locali e nazionali – a dimostrazione di come il livello della vertenza sia destinato inevitabilmente ad alzarsi. Perché, come ha detto uno dei segretario territoriali dei sindacati – Nicola Pasini, della Uilm Uil – quella della Tk-Ast è «una provocazione ed un’offesa alla nostra intelligenza e a quella del Paese».

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I sindacati Quella di venerdè, dicono i segretario regionali di Cgil, Csil e Uil – Mario Bravi, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini – è «la prima risposta contro un piano industriale che di industriale ha davvero poco, perché prevede esclusivamente un taglio drastico sia in termini di dipendenti che di salario, scaricando così tutto il costo sociale soltanto sui lavoratori delle acciaierie e su un territorio già duramente colpito dal ridimensionamento del manifatturiero e dell’indotto».

I rischi Un’eccellenza produttiva come il polo siderurgico ternano, dicono, «non viene assolutamente valorizzata ma, al contrario, drasticamente penalizzata. Viene messa a repentaglio l’intera parte fusoria del sito e si dà per scontata la chiusura di un forno. Tutto ciò è inaccettabile anche per tutta la regione dell’Umbria che verrebbe duramente colpita se passasse questa logica devastante».

«Solo l’inizio» I tre segretari, poi, spiegano che «deve essere chiaro a tutti che il futuro produttivo, occupazionale e la stessa identità futura dell’Umbria sono legati indissolubilmente al futuro del polo siderurgico ternano. La salvaguardia e il futuro del sito di Terni è la priorità all’interno della vertenza Umbria su cui il sindacato confederale in maniera unitaria intende lanciare una forte e ampia mobilitazione per impedire ogni tentativo di ridimensionamento. La mobilitazione continuerà sino a che il governo nazionale, l’Unione europea, la multinazionale ThyssenKrupp non modificheranno profondamente la loro inaccettabile impostazione».

I lavoratori Nel corteo, la maggioranza è composta da facce giovani. Troppo giovani per poter pensare che i tagli che Tk-Ast vuol fare siano indolori: «La maggior parte di noi ha meno di 40 anni – diceva Andrea – e quella roba che chiamano ‘ammortizzatori sociali’ a noi non ci riguarda proprio. Se questi tagliano, noi finiamo in mezzo alla strada».

La curiosità Tra loro si aggirava uno, la cui faccia a molti di loro – giovani, appunto – diceva poco. Già, perché si è rivisto in giro pure Oreste Scalzone – sì quello che nel 1973, organizzò la fuga all’estero dei membri di Potere operaio condannati per omicidio preterintenzionale del Rogo di Primavalle. Quello che il 7 aprile del 1979 il magistrato padovano Pietro Calogero fece arrestare con l’accusa di partecipazione ad associazione sovversiva, banda armata e rapina; che fu condannato a 16 anni di reclusione e che fuggì a Parigi.  Da dove è tornato nel 2007, libero per ‘prescrizione’. Ma lo hanno riconosciuto in pochi. Per fortuna.

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