Ast (foto archivio F.Troccoli)

C’è un abisso tra le parole dell’amministratore delegato di Tk-Ast, Lucia Morselli, e la rabbia delle Rsu. Già, perché a margine di un confronto andato in scena giovedì con il management e alcuni capi servizio, i rappresentanti dei lavoratori scrivono a chiare lettere: «L’azienda ha dimostrato una volta di più la chiara volontà di non rispondere alle problematiche sollevate».

Rsu di Tk-Ast: «Manager sordi e incompetenti» Al centro del tavolo, inutile dirlo, i contraccolpi operativi causati dalla riorganizzazione del lavoro e alla riduzione degli organici nei reparti: «Oltre alla complessiva impreparazione sui temi affrontati, i manager hanno ribadito che il nuovo assetto non crea alcun problema in termini di sicurezza, non comporta un innalzamento del monte ore straordinari, né difficoltà nel godimento di ferie e permessi riposo, ma naturalmente non esistono dati reali e certificati». E alla fine la riunione è stata aggiornata a data da destinarsi.

Mancano risposte Da qui all’affondo della Rsu il passo è breve: «Giudichiamo l’atteggiamento dell’azienda grave, sia per la superficialità manifestata sui problemi di sicurezza, che per l’impossibilità, a causa dei tempi ristretti messi a disposizione, di dettagliare tutte le criticità emerse in questo mese». Ma su quel poco che è stato messo sul tavolo, tra cui le «verifiche decennali dei mezzi di sollevamento carroponti, il mancato pagamento della parte variabile del premio di prestazione e il ritiro arbitrario di salario in busta paga per alcuni operai», le risposte continuano a latitare.

«Pronti a richiedere intervento enti esterni» Per questo la Rsu evidenziano una «chiara contraddizione» tra la realtà delle relazioni sindacali e le ultime affermazioni dell’ad Morselli, ma anche «un’inadeguatezza dell’ufficio personale al corretto confronto». Ergo: «A fronte di quanto avvenuto offi (giovedì, ndr) continueranno nel loro percorso, già condiviso in assemblea dei lavoratori, intensificando i controlli nei reparti e avvalendosi degli enti preposti, nel caso in cui l’azienda continuerà a non fornire adeguati e corretti chiarimenti».

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