La manifestazione di venerdì

di Marco Torricelli

Le assemblee inizieranno lunedì mattina – la prima, alle 11, sarà per gli operai del primo turno e per gli impiegati di Ast – e proseguiranno fino a giovedì sera: «Coinvolgeremo tutti i lavoratori – spiega la Rsu aziendale – e insieme stabiliremo quali saranno le ulteriori forme di protesta alle quali dar vita».

L’AST NELLA STORIA

Scioperi Il che conferma che «la totale adesione e partecipazione alle 24 ore di sciopero proclamate all’indomani della presentazione da parte di ThyssenKrupp del piano industriale è una prima importante risposta». Che non somiglia proprio ad una promessa: «Perché noi i sacrifici li abbiamo già fatti, ma adesso basta».

LA MANIFESTAZIONE DI VENERDI’

I numeri Nel piano presentato, ThyssenKrupp parla di 476 lavoratori in discussione ma «i lavoratori di Ast – dice la Rsu – sono consapevoli che con un esubero proclamato di 476 unità, non è tecnicamente possibile continuare a produrre con due forni contemporaneamente», e la cosa ripropone con forza il dubbio sulle reali intenzioni dell’azienda, cioè di spegnere comunque uno dei due forni.

IL RITORNO DI AST IN THYSSENKRUPP

«Numeri falsi» E si torna, quindi, a parlare di quei «numeri falsi» a cui si era fatto subito riferimento: «ThyssenKrupp nel piano indica una produzione di acciaio fuso pari a 850mila tonnellate – spiega la Rsu – e già questo la dice lunga su come abbiano impostato la cosa. Per fare quella produzione non servono due forni in funzione».

«I conti non tornano» Ma un’altra cosa che non si capisce «è perché nel presunto piano industriale, qualora si vada nella malaugurata direzione di un solo forno, gli esuberi sono solo 74 in più, raggiungendo cioè il numero di 550, visto che complessivamente; tra forno, Aod, colata continua, refrattari, logistica, manutenzione e servizi correlati; arriveremmo velocemente al doppio del numero indicato, cioè ben oltre le 150 unità», dice ancora la Rsu di Ast.

Le controllate Con la produzione di ‘fuso’ annunciata, poi, andrebbe ben presto in crisi la Società delle fucine – circa 200 addetti – che rischierebbe di ritrovarsi priva di materia prima, mentre alla Titania – circa 50 addetti – la paura è più immediata, visto che a settembre scade il contratto di fornitura in base al quale a Terni viene lavorato il materiale che poi viene commercializzato dalla Vdm, che è rientrata nel ‘pacchetto’ Outokumpu. E poi c’è Aspasiel – circa 60 addetti, tutti impiegati – che, ha detto ThyssenKrupp, «costa troppo e rappresenta un problema».

E poi ci sono gli ‘accessori’ Non sfugge a nessuno, poi, che quanto sta accadendo con le ditte esterne, a cui è affidata tutta una serie di servizi, è strettamente collegato ai progetti di ‘dimagrimento’ che l’Ast vuole attuare. Le vicende ‘Rigato’ e ‘Industria e servizi’ – con Iosa e Ilserv-Harsco usati come bracci armati – sono solo due esempi sui quali si sono, almeno, acceso dei piccoli riflettori. Ma non sono casi isolati.

«Internalizzazione» Brutto verbo – l’inglese insourcing fa tutto un altro effetto – con il quale toccherà abituarsi a fare i conti. Perché è chiaro che una buona parte delle ‘lacrime e sangue’ che dovranno scorrere – perché scorreranno – saranno proprio del personale delle ditte esterne, e delle ditte stesse che rischiano di chiudere, alle quali verranno drasticamente ridotti i lavori – la gestione del parco rottame, per esempio – che Ast vuole far svolgere a dipendenti interni.

Tajani Sulla vicenda si registra, intanto, anche la presa di posizione dell’europarlamentare di Forza Italia Antonio Tajani, ex commissario europeo per l’Industria: «Martedì, in occasione della prima seduta della commissione Itre (Industria, Ricerca ed Energia) – promette – coinvolgerò il parlamento europeo affinché siano rispettate le indicazioni che la Commissione europea aveva dato in sede di riacquisizione dell’azienda da parte di ThyssenKrupp. La siderurgia, come ho scritto nel piano d’azione per l’acciaio deve rimanere centrale per lo sviluppo dell’Europa».

Verini Anche il parlamentare del Pd Walter Verini dice la sua: «La battaglia per il futuro delle acciaierie di Terni deve continuare al livello giusto, nazionale ed europeo, come la manifestazione e le posizioni delle istituzioni locali e nazionali, dei lavoratori e dei sindacati hanno chiesto. Primo, perché non si tratta solo di una battaglia vitale per la città di Terni e per la comunità regionale tutta. Secondo, perché il confronto con una multinazionale come la ThyssenKrupp venga condotto dal governo italiano e dall’Unione europea ai massimi livelli».

Le associazioni datoriali Ma Verini dice anche che «va raccolto anche l’appello del sindaco Di Girolamo, che si è rivolto a tutta la società a tutti i soggetti come quelli imprenditoriali, perché si mettano al fianco delle istituzioni locali e regionali e dei sindacati e dei lavoratori per dare più forza alle mobilitazioni e alle proposte per il futuro della produzione di acciaio a Terni».

Sinistra per Terni Per anni, dice Sinistra per Terni, «ci hanno detto di tenere un profilo basso, di concertare, ci hanno parlato di leggi di mercato e di competitività subordinando tutto alla dignità, solidarietà e professionalità. Ma oggi i tempi sono cambiati come sono cambiati gli scenari e i centri decisionali. Sono sempre più lontani da Terni e da Roma, per questo ci chiediamo, quali prospettive e strategie di lotta si possono mettere in atto per portare la voce di un intero territorio da Terni a Bruxelles?».

L’appello Un intero territorio, di SpT, «è chiamato ad un’unica e grande prova di carattere. Terni per oltre un secolo attraverso le acciaierie veniva identificato come un luogo di lavoro, di sviluppo e di riscatto sociale. Ora non ci resta che unire ed unirsi nel nome di un nuovo modello di sviluppo: si può essere competitivi attraverso la solidarietà rigettando la sorda speculazione decisa a migliaia di chilometri da qui. Nessuno si può tirare fuori da questa sfida che vede in discussione, mai come ora, la dignità, il futuro e la libertà».

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