L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Un documento condiviso, un fronte comune per chiedere una soluzione positiva per l’Ast di Terni. Lo chiede davanti al Consiglio regionale la presidente Catiuscia Marini, e lo ottiene, anche per presentarsi giovedì all’incontro con il governo e venerdì allo sciopero generale «a cui ci dobbiamo presentare anche in veste ufficiale». Questo mentre a Terni si svolge un incontro tra sindacati e Confindustria assediata dalla manifestazione dei lavoratori. Dopo il dibattito, la risoluzione unitaria è stata approvata all’unanimità.

LA VERTENZA

Situazione difficile «La situazione è complessa – ha detto Marini – ed è il governo che deve assumere un ruolo centrale per affrontarla, col supporto delle istituzioni locali. Facciamo in modo di far giungere la richiesta di questa assemblea di salvaguardia delle acciaierie che sono centrali per questa regione e per il Paese». Secondo Marini «c’è un ruolo fondamentale del governo italiano, della presidenza del consiglio perché si ha a che fare con multinazionale. Solo il governo può svolgere una funzione che non è solo di mediazione tra le parti su quella che non una semplice vertenza, ma di protagonista centrale nell’interlocuzione industriale con ThyssenKrupp».

LA STORIA DI AST

Assetto proprietario L’assetto proprietario Marini ha ricordato che «Tk ha ribadito più volte ai mercati che sarebbe stato transitorio visto che la produzione dell’acciaio non rappresenta più un ambito centrale nel gruppo. E allora sul tema dell’assetto proprietario, il governo deve capire se ci può essere un’accelerazione nel passaggio di proprietà. Capire se ci potremo confrontare con un assetto proprietario più interessato allo sviluppo industriale».

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Fronte comune Per Marini «il nostro ruolo come consiglio regionale è costruire una rete unitaria, un fronte comune di Terni e dell’Umbria favorendo il confronto, pur nella rabbia di una vicenda che coinvolge una comunità intera. Condividere un’alleanza politica e sociale evitando tra l’altro alcune veline che possono fare l’interesse più spicciolo dell’azienda, facendo vedere che il fronte sociale è diviso mentre si decide il futuro».

Prima gli investimenti Entrando nei meandri del confronto, secondo la presidente «il piano industriale è il punto più forte su cui dovrebbe lavorare il governo: pretendere e sfidare Tk sulla certezza degli investimenti per mantenere e aumentare le produzioni e la certezza sui volumi di produzione sia del caldo che del freddo, e la garanzia di una visione strategica per il futuro anche per le partecipate di Ast. Questo – ha rimarcato – è l’aspetto centrale». «C’è poi la parte della riduzione dei costi per risanare – ha detto Marini -, ma solo consolidando il piano industriale si potranno gestire i costi e quindi il numero dei lavoratori. Favorire un nuovo assetto proprietario è una strada che dobbiamo perseguire e potrà avvenire più facilmente se Tk dimostra di credere nell’azienda».

Contratti di solidarietà Se ciò avverrà c’è comunque una «fase transitoria da gestire. Per questa fase occorre che il governo metta in campo tutti gli strumenti adoperati anche per altre grandi vertenze industriali, dai costi dell’energia al costo del lavoro. Sugli esuberi non c’è solo il taglio di 550 lavoratori, c’è anche un’altra strada: usare tutti gli strumenti che ci sono a livello nazionale, come ad esempio i contratti di solidarietà».

Il dibattito in Consiglio Ad aprire la serie di interventi dei gruppi consiliari, il capogruppo di Forza Italia Raffaele Nevi, che ha «apprezzato il richiamo all’unità della presidente e anche il richiamo al governo. Il suo ruolo – ha sottolineato – non può essere di terzietà. Bisogna prendere parte e agire responsabilmente per giungere a una soluzione della vertenza». Anche Damiano Stufara (Prc) ha invitato il governo a un’azione più «di parte». «Non solo non va bene una posizione di terzietà – ha detto – ma finora ha preso la posizione sbagliata nel confronto». Molto acceso l’intervento di Alfredo De Sio (Fratelli d’Italia) secondo cui «è un crimine togliere le quote nella produzione dell’acciaio a Terni e all’Italia». Massimo Buconi (Psi) ha invitato all’unità che «da sola non basta per raggiungere l’obiettivo, ma non averla è deleterio. Si dia pieno mandato alla presidente per chiedere al governo per usare tutti gli strumenti in suo possesso». Brutti (Idv) ha ricordato come «abbiamo poco tempo per intervenire, la politica deve fare la sua parte». Mariotti (Pd) ha sottolineato che «quello che sta accadendo oggi era in parte già scritto. Noi non possiamo assistere alla morte della fabbrica e per farlo bisogna uscire dall’ambiguità per cui ThyssenKrupp afferma che non vuole vendere ma considera Ast una proprietà non strategica. Qui sta in campo l’autorevolezza di un governo che deve tutelare gli interessi di un Paese andando fino in fondo per capire se Ast viene venduta oppure no».

La risoluzione condivisa Dopo una riunione dei capigruppo è stato redatto un testo condiviso da tutti che, richiamando in premessa tutto quanto avvenuto finora nella vertenza, il Consiglio chiede che il governo si impegni in un confronto diretto con la multinazionale chieda di considerare Ast sito strategico del gruppo con la predisposizione di un Piano industriale che salvaguardi la produzione a freddo, i volumi produttivi sulla base di quelli verificati negli ultimi tre anni e potenzi la rete commerciale in coerenza con i suddetti volumi. Chiede poi al governo di riattivare il Tavolo di confronto nazionale con azienda, sindacati e istituzioni per raggiungere un accordo tra le parti, anche al fine di attivare tutti gli strumenti a difesa dei lavoratori. L’Assemblea aderisce, infine, allo sciopero generale di venerdì. La risoluzione è stata approvata all’unanimità.

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One reply on “Tk-Ast, il Consiglio regionale all’unanimità: «Il governo spinga l’azienda a salvaguardare i volumi produttivi»”

  1. due cose piccole ma meglio di niente :
    primo : boicottare ogni prodotto o azienda tedesca dal lidl dove ho smesso di andare , all’audi e a qualsiasi altro prodotto crucco . ad esempio oggi mentre facevo la spesa , all’aurospin e non al lidl , ho evitato con cura ogni prodotto tedesco un esempio la tennens .
    due : inviare ad ogni quotidiano tedesco un email con gli articoli su tkast , si sa che a loro questa “pubblicita’” non piace.

    e’ poco ? si e’ poco ma e’ meglio di niente

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