Una manifestazione dei lavoratori

di Marco Torricelli

L’idea l’aveva già esposta a marzo, ma adesso Franco Mangialardi ci riprova e, anzi, la sua associazione ‘Alleanza e rinascita’ insieme alla lista civica ‘Progetto Terni’, adesso la rilanciano con forza.

Fuori dal coro L’argomento è delicato, perché si parla di Tk-Ast e se ne parla – in un momento particolarmente delicato – in termini e con toni decisamente fuori dal coro. Con proposte che vanno controcorrente e con giudizi che non potranno che provocare – soprattutto perché espressi da chi viene ancora associato a quel Luigi Agarini che, proprio con le acciaierie, ha avuto un rapporto che ha lasciato più di una perplessità e che oggi è in affari con i coreani della Posco.

LA STORIA DI AST

«Novità nella continuità» La teoria di Mangialardi è ardita: si deve «qualificare l’Ast come soggetto-impresa strutturalmente autonoma, nel senso che non può essere più collegata ad interessi di particolari gruppi internazionali; bisogna andare oltre una concezione dell’Ast vissuta come ‘ancella’ di esigenze; vale a dire come portatrice di cultura, di professionalità, di mezzi a beneficio di altre realtà. Mentre l’Ast ha un futuro se opera per sé stessa».

L’Europa Qualsiasi tipologia di intervento, anche il più positivo per le esigenze Ast, da parte dell’Unione europea, secondo Mangialardi «va considerata nel lungo periodo, dovendo peraltro tener conto che l’Europa affronta le regole del mercato e non certamente una singola vicenda industriale. Quindi la partita si gioca in casa, in Italia, in Umbria, a Terni. E si gioca disponendo di progetti, di idee, di metodi alternativi. Rimandare la questione all’Unione Europea o semplicemente al governo italiano senza avere l’attitudine a fare emergere alternative progettuali significa ‘gettare il pallone in tribuna’ come si usa dire. Ovvero scaricare su altri il problema e creandosi un alibi».

La provocazione Se non si accetta il piano industriale proposto da ThyssenKrupp, si chiede Mangialardi, «come si pensa di procedere? Uno ‘sciopero per sempre’, una ‘mobilitazione continua’, oppure affrontando la realtà nella sua crudezza? E poi bisogna dire alla gente, ai lavoratori, la verità, su Ast sapendo accettare che errori di valutazione sono stati fatti, anche se in totale buona fede, da tutti; soprattutto gli errori di chi ha spesso voluto non sentire le argomentazioni di chi invitava a riflettere su Ast e sulle problematicità con cui si confrontava e andava a confrontarsi».

Public company Ast, dice Mangualardi, «è stata, viene e può essere vissuta in progress come una realtà ‘spezzatino’ che la porterà a perdere l’anima. Morirà un sistema e morirà di conseguenza il sistema industriale di Terni. L’Ast può riprendere la sua anima, ritornare ad essere sé stessa, secondo l’antica tradizione, nella misura in cui riacquisendo i valori sociali e del bene comune si costruisce come public company.

Le ipotesi Le istituzioni locali, supportate dal governo nazionale dovrebbero «aprire una trattativa con la ThyssenKrupp disponendo di una proposta finanziaria e industriale (azionariato popolare, sostegno Cassa depositi e prestiti, elaborazione piano industriale per garantire il sistema)». Poi si potrrebbe proporre «una negoziazione cogestita tra Bruxelles (nell’ambito di ciò che rientra nelle sue competenze), il governo italiano e ThyssenKrupp per meglio ottimizzare l’evoluzione futura dell’Ast».

Il piano industriale Decisiva viene considerata «l’integrità societaria, infrastrutturale e produttiva del polo siderurgico esistente a Terni, in modo da permettere in futuro lo sviluppo di strategie di espansione della produzione sul mercato internazionale e sostenere il livello occupazionale. Ma da prevedere peraltro c’è lo sviluppo parallelo di attività di settore dell’indotto che completino la gamma di produzioni, rappresentata attualmente solo dalla monoproduzione di acciaio inossidabile». Al riguardo «va anche ricordata la debolezza di Ast sul mercato nazionale, ove registra una partecipazione contenuta nel settore dei prodotti a freddo pari a circa il 35%. Non a caso il consumo italiano è coperto in misura superiore dalle importazioni europee ed extra europee».

La rete commerciale Esiste la fondata convinzione, secondo Mangialardi, che non si replica alle difficoltà di mercato, alla recessione, alla contrazione della domanda, con la rigidità dei prezzi, ma con prodotti di alta qualità, assistenza clienti, stoccaggi e magazzini sostenendo gli obiettivi di penetrazione nei mercati asiatici e americani oltre alla sfida di un mercato protetto come quello europeo. Un primo impegno assoluto riguarda il mercato italiano. È necessario inoltre esaminare tutte le potenzialità in funzione di una politica commerciale da rapportare ai Paesi dell’est dell’Europa e ai Paesi del vecchio impero sovietico».

Nuove proteste Nella mattinata di giovedì, intanto, i lavoratori delle acciaierie sono tornati a manifestare in viale Brin, bloccando il traffico per qualche minuto: «Queste iniziative andranno avanti fino al 4 settembre – dicono – quando ci sarà l’incontro al ministero con ThyssenKrupp. La nostra vertenza non va in ferie, anche se l’azienda ha messo noi in ferie forzatamente prolungate – spiegano – e non permetteremo che cali l’attenzione».

Il M5S Una delegazione di operai Ast, peraltro, ha incontrato giovedì mattina il vicepresidente della camera dei deputati, Luigi Di Maio: «Uno dei principi base del M5S – spiegano i ‘grillini’ –  è quello di avvicinare cittadini ed istituzioni e noi stiamo adempiendo a questo compito. Mentre il governo pensa alle riforme, in parte inutili e dannose, il paese reale sta sprofondo e la Germania sta celebrando il funerale della siderurgia italiana. Che il governo esca dal torpore e renda quanto prima l’Ast di Terni, un sito d’interesse strategico nazionale. Il M5S non va in vacanza e continua a tenere il fiato sul collo delle istituzioni, grazie ai nostri portavoce».