di Marta Rosati
Riaccendere i riflettori sul sito siderurgico di viale Brin. Questo lo scopo principale dell’attivo sindacale di mercoledì mattina all’hotel Michelangelo. Un incontro, o meglio un confronto per fare il punto sull’attuale situazione di Ast a 5 mesi dall’accordo sottoscritto al Mise che, è stato ricordato da tutti, ha significato non pochi sacrifici. E oggi ci si chiede se tutti i soggetti coinvolti stiano rispettando gli impegni assunti in quella sede il 3 dicembre scorso. Se da una parte, dunque, i sindacati ammettono di aver fatto tutto il possibile, dall’altra ‘è troppo basso il livello audio delle voci istituzionali’ e il grande assente in questa fase risulta il Mise.
Mise Ed è sui banchi del ministro Federica Guidi, infatti, che quello stesso patto, autografato da organizzazioni sindacali, azienda e istituzioni a fine 2014, necessita di una verifica il prossimo giugno, come previsto dal documento stesso, ma la convocazione ancora non c’è e le preoccupazioni non mancano. Dalla cessione di Vdm, passando per il terribile spettro di quella di Ast, i timori di lavoratori e sindacati si trasformano in un vortice di voci di corridoio per niente rassicuranti. Quasi viene bisbigliata quella cifra ma si capisce bene: l’azienda potrebbe aumentare la posta rispetto ai mesi passati, sul piatto 120 mila euro per abbandonare la ‘nave’ volontariamente e le malelingue proprio non riescono a tacere, si ode addirittura della possibile chiusura di un forno entro il prossimo settembre. Ipotesi che non trovano alcun riscontro ufficiale, s’intende, ma se è vero come è vero che ‘quando tuona da qualche parte piove’, annunciando pubblicamente il circolare di certe voci, i sindacati non hanno voluto far altro che provocare i vertici aziendali, invitandoli per vie traverse ad uscire allo scoperto. Della serie: ‘chi ha qualcosa da dichiarare parli ora’.
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Ast Quanto emerso dall’incontro di mercoledì mattina senza alcun dubbio evidenzia luci ed ombre attorno sul futuro di Ast. In una lunga introduzione, il segretario regionale della Fim Cisl, Riccardo Marcelli, ha voluto lanciare un segnale di speranza ai tanti lavoratori che non sono caduti nella tentazione di un premio economico per lasciare viale Brin, preferendo credere nel rilancio industriale «ma alcuni elementi rispetto a quanto si sta facendo – ha detto Marcelli – non possono essere trascurati».
Nuovi clienti «Dall’inizio della vertenza – ha proseguito – siamo riusciti a ‘mettere in piedi’ una mobilitazione senza precedenti fino a raggiungere un accordo di quattro anni che prevede il mantenimento dei due forni, un volume di produzione annuo non inferiore al milione di tonnellate. E rispetto a questo – ha garantito – non va sottovalutato che i volumi di aprile e maggio non solo sono in linea con quanto pattuito, ma addirittura mostrano un trend in apparente crescita; ci sono ordini prova, quindi esiste un potenziale aumento del patrimonio aziendale e sono già definitivi nuovi clienti dal Brasile, dall’Olanda, dalla Korea».
Ambiente Ma è lo stesso Marcelli a riferire di questioni nebulose: «Con la cessione di Vdm, è in qualche modo almeno velatamente compromessa la valorizzazione dei semilavorati in titanio». Totalmente archiviata invece tale partita secondo Garzuglia e Trotti delle rsu. Di contro però ci sono sviluppi significativi lungo altri binari, solo apparentemente secondari, come il progetto di recupero scorie: «Il tema ambientale – ha detto ancora il segretario Fim – mai come ora ha trovato spazio nel dibattito complessivo attorno all’Acciaieria». Dura la linea di Nicola Pasini su questo punto: «La questione ambientale – ha detto il responsabile Uilm Terni – non è uno scherzo, ma non può e non deve diventare materia di dibattito politico a vantaggio di qualcuno: è una truffa». Lo stesso tema, Stefano Garzuglia Rsu di Fiom-Cgil teme possa costituire un alibi per ThyssenKrupp per non rispettare l’accordo di dicembre.
Trotti Le relazioni sindacali, questo è evidente ed è stato sottolineato anche dai rappresentanti nazionali delle varie sigle, vanno seriamente ristabilite. Il fatto che l’azienda abbia deciso unilateralmente la riorganizzazione dei reparti la dice lunga sui rapporti che intercorrono. Il delegato Cisl della Rsu di Ast, Emilio Trotti, non risparmia parole dure e riflessioni profonde sull’attuale clima che si respira all’interno della fabbrica: «Sono azioni scellerate quelle messe in atto fino a questo momento, i sindacati non sono stati coinvolti nella discussione del riassetto lavorativo ma ad oggi ci ritroviamo senza personale qualificato, c’è carenza di professionalità specifiche dopo le numerose fuoriuscite e si pensa di poter adattare dall’oggi al domani lavoratori diversi in mansioni che non conoscono? Terminato il giro di incontri con l’azienda – prosegue Trotti preoccupato – Asl e ispettorato del lavoro verranno a chiederci cosa vogliamo fare e intanto accadono cose che hanno dell’incredibile, che lasciano presagire la certificazione di nuovi esuberi. Nel reparto impiegatizio – spiega Trotti – c’è chi viene costretto alle ferie forzate per poi dover fare straordinari non pagati e della linea 6 quando finalmente riusciremo a sapere qualcosa?».
