di Marco Torricelli

Il rumore di fondo è tornato. Terni c’è talmente abituata che non nemmeno se ne accorge. Ma se uno si concentra, lo sente. E significa che la grande fabbrica è ripartita.

LA VERTENZA

Lo sciopero Ma quel mare di gente che venerdì ha letteralmente riempito la città – con passione e consapevolezza, ma anche con tanta rabbia – deve aver insegnato qualcosa. A tutti.

IL CORTEO E LE VOCI: VIDEO

La consapevolezza Perché quelle migliaia di persone hanno detto molto più che un semplice «no» al piano di ridimensionamento delle acciaierie. Hanno detto di aver capito che quel piano non è figlio di alcuna ipotetica visione industriale, ma se mai ne è figliastro.

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Le contestazioni E il segnale della – forte – insofferenza è arrivato con il dissenso, chiaro e inequivocabile, manifestato nei confronti dei leader sindacali sul palco. Un dissenso sul quale Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, esprime un concetto sul quale interrogarsi: «Non mi colpisce il dissenso di pochi – dice – ma la solitudine dei lavoratori: si sentono abbandonati».

I FISCHI DELLA PIAZZA: IL VIDEO

La disperazione Una sensazione di abbandono che può determinare anche pericolose divisioni tra chi, invece, soprattutto in questa fase, dovrebbe avere chiaro un obiettivo comune e che, venerdì in piazza, ha portato alla luce quanta paura – quanta disperazione – serpeggi in una città, e non solo, di fronte ad un’incertezza che, paradossalmente, è ancora l’unica certezza.

PERSONE CONTRO: I VIDEO DELLA PIAZZA

L’ultimatum La fabbrica è ripartita, ma per quanto tempo resterà in marcia non si sa. Perché le rappresentanze sindacali, uscite decisamente rafforzate dalla manifestazione di venerdì, dicono di «ritenere che debba essere riconvocato in tempi rapidi il tavolo governativo» e che «se entro lunedì non avranno una risposta in merito», organizzeranno tempestive iniziative di lotta tese ad ottenere tale convocazione».

Il confronto Un tavolo nel quale, secondo il governo, ThyssenKrupp dovrà garantire «il mantenimento del secondo forno; il mantenimento dei livelli di produzione degli ultimi 3 anni; il trasferimento della linea produttiva di Torino; gli investimenti in innovazione di processo e di prodotto per 110 milioni di euro in 3 anni; lo sviluppo della rete commerciale di Ast», evitando quella «gestione unilaterale da parte dell’azienda della vertenza» e garantendo un «dialogo che deve svolgersi in un clima di rispetto reciproco».

LA STORIA DI AST

La mediazione Il confronto, ma su questo c’è – e non potrebbe essere altrimenti – condivisione generale, non può che riaprirsi in tempi rapidi e puntare, finalmente, ad un accordo che possa avere il massimo possibile della condivisione: un accordo che potrebbe prevedere una – leggera – sforbiciata agli esuberi, rispetto ai 290 dell’ultima proposta; una ‘frenata’ aziendale sul contratto integrativo e, ovviamente, un impegno non solo di maniera sulla salvaguardia del forno di fusione, puntando al milione e 200 mila tonnellate di produzione annua.

4 replies on “Tk-Ast, la fabbrica è ripartita tra paura e tensione. Camusso: «I lavoratori si sentono abbandonati»”

  1. GRAZIE , DI CUORE , A TUTTI I NEGOZIANTI E A TUTTI GLI ABITANTI DI TERNI. GRAZIE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. La fabbrica deve diventare STATALE,così come tante altre aziende che producendo pezzi importanti producono quella che si chiama RICCHEZZA REALE,che non può essere di proprietà di una multinazionale tedesca,ma di tutto il popolo italiano!

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