Coils di acciaio

di Ivano Porfiri e Marco Torricelli

Aperam esce allo scoperto per l’acquisto della Tk-Ast. La compagnia con base in Lussemburgo ha formalizzato la volontà di formare una joint venture con gli italiani Arvedi e Marcegaglia. Nei giorni scorsi, le parole del vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani e le indiscrezioni raccolte da Umbria24 avevano fatto prevedere un’accelerazione. Del resto Aperam aveva già manifestato il suo interesse all’acquisto a dicembre.

La scheda: chi è Aperam

Comunicato congiunto Una nota pubblicata sul sito di Aperam della joint venture informa che Aperam SA, Ilta Inox SpA (gruppo Arvedi di Cremona) e Marcegaglia SpA hanno sottoscritto un «memorandum di intesa» per creare una joint venture per acquisire Terni. «L’esperienza e le risorse combinate nel consorzio – recita la nota – sarebbero impiegate per migliorare la competitività e la redditività della fabbrica italiana nel mercato europeo dei prodotti di acciaio inossidabile».

Bocche sigillate Per ora all’Ast le bocche restano cucite. Anzi, visto che di acciaio si tratta, meglio pensare ad una saldatura. Laser. L’operazione, spiega una fonte che preferisce restare riservata «è ovviamente nella fase assolutamente preliminare, ma le intenzioni del consorzio sono di portare subito avanti la trattativa, che non dovrebbe incontrare ostacoli da parte dell’Autorità garante della concorrenza», in quanto, con la produzione delle acciaierie ternane – un milione e 300 mila tonnellate – il totale del gruppo del quale entrerebbero a far parte non supererebbe, seppur di poco, il 30% del totale delle produzioni continentali.

Valutazione Outukumpu avrebbe lasciato intendere di voler realizzare, con la vendita di Ast, tra i 700 milioni e il miliardo di euro, mentre l’offerta di partenza dei possibili compratori non dovrebbe discostarsi di molto da quella fatta dall’analista Johannes Grasberger, della Nordea Markets, che ha parlato di un valore di «circa 500 milioni di euro». Poi, certo, sarà trattativa libera. Soprattutto perché i finlandesi potranno contare, si suppone su quei «diversi soggetti interessati e potenziali acquirenti», dei quali hanno parlato e che vorranno mettere in competizione. E c’è già chi ipotizza un possibile riinserimento nella vicenda dei coreani della Posco – il cui disimpegno ufficiale era stato definito un bluff – che però ha chiuso il 2012 con un ’rosso’ molto pesante.

Italiani Qualcuno storce la bocca, nel leggere i nomi degli imprenditori italiani che sarebbero coinvolti nell’operazione, considerando Ilta-Arvedi e Marcegaglia – che vengono indicati come partner minoritari rispetto ad Aperam e paritari tra loro – come soggetti abituati più a farsi concorrenza che a lavorare insieme, ma sembra di capire che nel consorzio ci sia l’intenzione di suddividere rigidamente compiti e, soprattutto, produzioni e rilavorazioni. Così da non creare possibili sovrapposizioni di interessi.

Tubificio Una buona notizia sarebbe rappresentata dal fatto che, nel complesso dell’operazione, potrebbe rientrare anche il Tubificio, il cui destino, secondo i sindacati ternani, è da considerare inscindibile dal polo integrato rappresentato dalle acciaierie e si erano detti pronti a combattere per far passare questo concetto. Da sottolineare, al riguardo, che un paio di settimane fa Marcegaglia ha comunicato di voler chiudere la divisione presente nello stabilimento di Pozzolo Formigaro (AL) entro i prossimi tre mesi, spostando a Gazoldo degli Ippoliti (MN), 2 dei 5 tubifici attualmente attivi.

Investitori Nella nota diffusa mercoledì si parla solo della «società congiunta» tra Aperam, Ilta Inox-Arvedi e Marcegaglia, ma non di altri possibili finanziatori. Questo non significa, però, che le ipotesi legate ad investitori finanziari – il fondo One equity partners di JP Morgan ed almeno altri quattro – siano escluse: «Credo, anzi – conferma la fonte che preferisce rimanere riservata – che sarebbe la conferma della validità dell’investimento che si sta studiando il modo di realizzare». Intanto, tra un annuncio e l’altro, il titolo di Outukumpu ha guadagnato il 4,7% alla borsa di Helsinki. Che, tradotto, significa che l’affare non interessa solo ai produttori e ai trasformatori di acciaio.