di M. To.
E poi ci sono loro. Gli altri. Mica gente di serie B – anche se spesso ci si sentono trattati – ma lavoratori come gli altri e sui quali rischia di precipitare addosso, e pure in fretta, tutto quello che potrebbe crollare a causa di quanto sta succedendo dentro le acciaierie.
Gli ‘esterni’ Già, perché loro sono quelli che lavorano per il sistema delle ditte esterne, quelle che operano in regime di appalto all’interno di Ast e che assicurano una serie di servizi indispensabili per far marciare la baracca. Sono un migliaio – le ditte interessate sono una trentina – e potrebbero essere i primi ad essere travolti se il sistema-Ast cedesse.
La protesta Venerdì mattina è stato il loro turno, di ritrovarsi sotto la sede della prefettura, mentre i rappresentanti sindacali salivano, di nuovo, le scale che portano agli uffici di Gianfelice Bellesini, per dirgli che se l’azienda darà seguito alle minacce fatte alle ditte, per molti di quei lavoratori potrebbe essere l’inizio di un incubo.
Il ‘taglio’ Perché ai titolari delle ditte è stato detto, senza troppi giri di parole, che Ast vuole ridurre – non ricontrattare, ma semplicemente tagliare – i corrispettivi che aveva già pattuito con loro per i lavori che svolgono: un taglio del 20% che, per molti di quei titolari, supera ampiamente il margine di guadagno e che metterebbe in serio pericolo la sopravvivenza stessa delle imprese. Anche perché Ast ha spiegato pure che chi non dovesse accettare il taglio, potrà pure cominciare a cercare altrove il lavoro: le ditte che non dovessero piegarsi al diktat sarebbero, semplicemente messe alla porta con tutti i loro operai e sostituite con altre.
Rischio illegalità Un taglio di queste dimensioni non potrebbe che scaricarsi, automaticamente, sui lavoratori – che hanno già pagato un prezzo altissimo, in termini salariali e di condizioni generali – e per molti di essi c’è anche l’incubo di essere, a loro volta, messi alla porta dai propri datori di lavoro. Ma, sottolinea Alessandro Rampiconi, della Cgil ternana, «questa ennesima provocazione dell’Ast rischia anche di innescare un pericoloso meccanismo che porta a favorire quelle imprese, spesso non locali, che operano in maniera chiaramente illegale».
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Le associazioni datoriali La preoccupazione dei sindacati è stata condivisa e segnalata al prefetto anche da tutte le associazioni datoriali – con l’eccezione di Confindustria, che si è riservata di comunicare la propria posizione quanto prima – che sembrano voler dar vita ad una sorta di ‘patto’, tra di loro e con i sindacati, per inviare una risposta unitaria all’Ast.
Il prefetto Gianfelice Bellesini, riferiscono i sindacati, «era perfettamente al corrente della cosa e, dopo aver ascoltato i pareri di quanti hanno partecipato all’incontro, si è impegnato a riferire le istanze di sindacati e associazioni datoriali all’Ast, specificando però che sara’ difficile instaurare un confronto sul tema». Un altro fronte di scontro che si apre, pare di capire.
