di Marco Torricelli
In equilibrio precario. Le produzioni di giugno, alle acciaierie di Terni, si manterranno su livelli che sono al limite della sopravvivenza, con perdite, che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. L’ufficializzazione, martedì, è venuta nel corso dell’incontro tra le Rsu e la direzione aziendale che ha rese note le previsioni produttive.
I volumi Nel settore del ‘caldo’, il reparto Acc dovrebbe sfornare 93.500 tonnellate, con un possibile ‘fermo’ di 4 o 5 giorni degli impianti, mentre da Lac usciranno 89.400 tonnellate, con un ‘fermo’ di circa una settimana. Per quanto riguarda il ‘freddo’, invece, a giugno si prevedono 40 mila tonnellate per Laf4 e 15 mila per Nac, con la saturazione di tutti gli impianti, tranne Lac4 e la Lac2, che sarebbe comunque vicine al massimo delle possibilità, come pure Titania: riparte il tubificio per un mese e mezzo a 10 tonnellate alla settimana, mentre al treno lamiere si ridurrà un turno.
Le paure I dati confermano i timori relativi al possibile depotenziamento delle acciaierie ternane, da parte di Outokumpu, in questa delicata fase che dovrebbe portare alla cessione, da parte della multinazionale finlandese: «L’impressione – secondo i sindacati di categoria – è che, da parte della proprietà, l’attenzione nei confronti dello stabilimento di viale Brin sia davvero relativa, alimentando i crescenti timori relativo ad un progressivo impoverimento produttivo e competitivo del sito». Ma il problema è anche un altro: «La cassa integrazione ordinaria, cui si è già fatto ampiamente ricorso, potrà essere utilizzata ancora per una quindicina di settimane. Esaurite quelle si dovrà, se non interverranno fatti nuovi, identificare nuovi strumenti in quanto ad ammortizzatori sociali».
La politica E sulla questione relativa ai cali dei volumi produttivi sono intervenuti anche i consiglieri comunali Giocondo Talamonti e Giuseppe Boccolini: «La logica non può essere quella di condannare ad un indebolimento il sito di Terni, attraverso una minor produzione e perdita di fette di mercato», mentre un altro consigliere, David Tallarico era arrivato a proporre «la convocazione di un nuovo consiglio comunale straordinario, ma stavolta a Bruxelles: l’11 giugno, in concomitanza con la presentazione del piano europeo dell’acciaio».
Sel Sulla vicenda Ast, ma anche su quella relativa al polo chimico, prende posizione anche Sel: «Sono questioni che assumono un valore nazionale perché è l’Italia che non può rinunciare ad essere un paese industriale – dice la coordinatrice provinciale, Federica Porfidi – e queste riflessioni valgono, a maggior ragione, per l’Umbria e Terni, dove negli anni passati si era troppo superficialmente teorizzato che la presenza dell’industria era la ‘madre di tutte le disgrazie’ e che bisognava puntare ad un modello di sviluppo che ne facesse a meno». Mentre secondo il coordinatore comunale, Luciano Zara, «occorre che le forze imprenditoriali non vedano la presenza della grande industria solo come l’occasione per qualche appalto nelle attività meno qualificate, ma colgano l’opportunità per nuove attività d’impresa nella verticalizzazione dei prodotti in settori ad alto valore aggiunto, mentre gli istituti di credito, che beneficiano della presenza dell’industria, dovrebbero a loro volta essere più attivi nel contribuire a promuovere la nascita e la crescita di nuove attività imprenditoriali, anche attraverso un maggior accesso al credito per chi ha idee innovative di sviluppo».
Lo sciopero I sindacati, intanto, lavorano all’organizzazione dello sciopero di quattro ore programmato per mercoledì: la fabbrica si fermerà dalle 9 alle 13 ed i lavoratori daranno vita ad una manifestazione che, dopo aver percorso viale Brin e via Mazzini, raggiungerà la prefettura: «Ma sarà solo l’inizio – dicono i sindacalisti – di una fase che prevede un innalzamento ed un inasprimento delle forme di protesta. Fino ad oggi, contando sulla correttezza della controparte che invece venuta meno – insistono – il nostro atteggiamento è stato prudente. Ma da mercoledì si torna a fare sul serio». E non sembra solo una promessa.
