FOTO MONIA CANAVARI

di Mar. Ros.

«Non è il progetto che sconvolgerà il mondo ma sicuramente rappresenta un deciso passo in avanti. Allora, perché non ragionare sulla possibilità di ripartire da quanto è già stato fatto e magari allargare gli orizzonti verso spazi ancor più ambiziosi?».

Recupero scorie Ecco la riflessione griffata Massimo Piacenti, presidente di Rmt (Recupero materiali Terni), ripresa seppure in termini diversi, dal senatore Pd Gianluca Rossi sulle pagine del quotidiano L’Unità di martedì 6 ottobre. Dichiarazioni che si inseriscono all’interno del dibattito acceso dalla decisione di Ast di indire una gara internazionale proprio per il recupero e la commercializzazione delle scorie prodotte dal processo di lavorazione dell’inox, nonostante ci sia già uno studio ad hoc costato più di un milione di euro.

Tk-Ast Lo stabilimento siderurgico di viale Brin non smette mai di animare il dibattito pubblico, neanche quando alla base delle notizie c’è di fatto un accordo privato. È questo il caso del protocollo d’intesa tra Ast e Rmt, sottoscritto dalle parti per limitare l’impatto ambientale dell’industria sul territorio della Conca, andando a ridurre il carico di scorie stoccate nella discarica di Valle (circa 330 mila tonnellate annue). Le stesse scorie, è stato sperimentato, possono essere lavorate e riutilizzate nel settore edile. La realizzazione dell’impianto, è stato stimato, costerebbe circa 7,5 milioni di euro. Una soluzione è stata dunque individuata, ma Ast ha deciso di valutarne altre, chiedendo ai maggiori player internazionali di presentare progetti.

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Accordo vincolante «Il lavoro di ricerca è durato due anni – racconta Piacenti – ed è stato condotto da un consorzio interuniversitario (Trieste, Roma, Bologna e Cagliari), con il coinvolgimento dei rappresentanti di due ministeri, quello di Ricerca scientifica e università  e quello dello Sviluppo economico, sono stati investiti molti soldi, oltre un milione di euro da fondi privati, è stato sottoscritto un accordo vincolante con Ast e un impianto pilota perfettamente funzionante è disponibile nei laboratori dell’università di Trieste. È stato applicato il metodo scientifico in ogni sua forma e lo studio ha prodotto esiti positivi, visionati anche da una delegazione di Ast e in conclusione il processo produttivo è brevettato ormai da mesi a livello europeo e quindi di sicuro è un patrimonio per il Paese».

La gara Questo lo stato dell’arte, stando alla ricostruzione del numero uno di Rmt. «Ora – rivela Piacenti – da quello che apprendo dagli organi di stampa, Ast ha intrapreso una via differente». Il riferimento è alla gara che viale Brin si prepara a indire coinvolgendo i player internazionali più qualificati, i quali saranno chiamati proprio a proporre opzioni per il recupero e la commercializzazione delle scorie di acciaio inossidabile prodotte dal sito siderurgico di Terni. Sulla regolarità di questa procedura sarà chiamato a esprimersi un comitato di vigilanza, di cui fa parte tra gli altri la Provincia di Terni, in questi giorni alle prese con bilanci e trasferimenti di personale. La valutazione  da parte dell’ente avverrà non appena il dirigente e il funzionario preposti avranno espresso il loro parere. Intanto, rispetto a quello che Piacenti definisce ‘accordo vincolante’ tra Rmt e Ast, da palazzo Bazzani si dichiara di non conoscerne i contenuti.

Massimo Piacenti «Quelli che sono gli accordi tra privati hanno un loro canale di rapporto tra le parti – dice ancora il presidente di Rmt – e mi rendo perfettamente conto dell’interesse pubblico che suscita tutto quello che ruota attorno alla più grande realtà industriale dell’Umbria, in ogni caso non voglio interferire nel dibattito pubblico per rispetto della controparte privata e per rispetto delle istituzioni coinvolte». Ma il presidente non chiude alla possibilità di ampliare ancora quel progetto: «Perché non partire da un lavoro già fatto?  Perché sprecarlo? Servirebbe – dice – un serenissimo confronto per valutare l’ipotesi, se si ritiene non sufficiente quanto già ottenuto, non si può comunque negare che un bel passo in avanti sia stato compiuto».

Gianluca Rossi Ad entrare nel merito della discussione è anche il senatore del Pd Rossi, che riprendendo un passaggio di J.F. Kennedy in uno dei suoi interventi da presidente Usa, esprime un concetto molto semplice: ‘la crisi può rappresentare un’opportunità’. Un trampolino per lanciarsi nel merito della questione ambientale di Ast, in particolare rispetto al recupero delle scorie e senza farne il nome cita il caso Rmt come un esempio di green economy che fa della criticità un’innovazione.

La stoccata del Senatore «C’è un brevetto – scrive Rossi nella pagina del quotidiano nazionale – capace di inertizzare i residui pericolosi prodotti dalla lavorazione dell’inox, rendendoli sabbia per costruzioni edili. È potenzialmente in grado di rivoluzionare la storia di una filiera produttiva gravemente impattante sull’ambiente oltre che favorire una start-up industriale di prim’ordine. E che fa un Paese affamato di futuro, che scopre di poter trasformare il problema delle scorie in una chance imprenditoriale? Per ora niente. Anzi – sottolinea il senatore – Tk-Ast si smentisce, pur essendo promotrice del progetto, e una certa politica invece di difendere l’interesse pubblico qual è la tutela dell’ambiente appare subalterna alle scelte private. E noi siamo qui – scrive prendendo una posizione netta – con l’ennesimo brevetto inutilizzato che la Germania si sogna. E se ce l’avesse, altro che Volkswagen».

Twitter @martarosati28

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One reply on “Tk-Ast, brevetto inutilizzato per trasformare scorie in sabbia edile. Piacenti: «Patrimonio per il Paese»”

  1. Il Sen. Rossi faccia il politico e cerchi tra i suoi amici del PD o conoscenti se c’é qualcuno in grado di valutare tecnicamente la validità della soluzione brevettata per una scoria da inox.
    E non dimentichi di chiedere del cromo esavalente nelle acque di lavaggio dopo decapaggio. Chieda pure il destino dei fanghi del decapaggio(discarica degli speciali) o se non sia il caso di recuperare le grandi quantità di nichel e cromo (come ossidi termici ed in soluzione nei bagni di decapaggio esausti).

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