Una linea di produzione di Ast

di M.T.

Avrebbe subito un’improvvisa accelerazione, la trattativa tra Aperam (con Arvedi a Marcegaglia a rimorchio) e Outokumpu. Il condizionale è d’obbligo, ma il rincorrersi delle voci – con il rischio, ovvio, che si possa trattare del più classico dei ‘ballon d’essai’ – per tutta la giornata di martedì, ha tenuto banco.

Il ministro Complici anche le dichiarazioni fatte lunedì dal ministro Flavio Zanonato, che aveva lasciato intendere che, insomma, da parte del governo si stava ragionando sulla possibilità di un intervento, magari in forma indiretta, per favorire – se non addirittura accompagnare – la multinazionale Lussemburghese ei partner italiani verso la positiva conclusione della faccenda.

Outokumpu tace A complicare il tutto, poi, ci si è messo il periodo di ‘silenzio’ imposto ad Outokumpu dal fatto che il 23 o il 24 del mese si terrà il suo consiglio di amministrazione – per i venti giorni precedenti non è possibile fare dichiarazioni o emettere comunicati ufficiali – e che, quindi, risulta molto complicato ottenere conferme o smentite.

Nuova trama Ma che negli ultimi giorni si stesse tessendo una trama nuova e diversa era apparso sempre più chiaro: l’attendismo di Outokumpu, che sperava di coinvolgere nella partita altri possibili acquirenti, non avrebbe ottenuto questo risultato; ma potrebbe, invece, aver determinato un’apertura relativa all’ipotesi alternativa: far lievitare, ed ecco l’opzione rappresentata dalle aperture lasciate intravedere dal ministro, l’unica offerta vera pervenuta, quella di Aperam, appunto.

L’Antitrust Ovvio che si tratterebbe di una strada molto impervia da percorrere: perché il governo italiano non potrebbe rischiare di essere accusato di voler concedere aiuti di stato, ma c’è sempre da tener presente, anche, che la Commissione europea non ha detto una sola parola in relazione alla richiesta di rivedere le condizioni previste dalla normativa antitrust. Outokumpu, insomma, non potrebbe proprio sperare di tenersi le acciaierie. La vendita, insomma, resterebbe l’unica opzione.

I sindacati Perplessi e, per certi aspetti, preoccupati, i sindacati ternani. Le telefonate ed i contatti ricevuti, in cerca di conferme o smentite, hanno provocato sconcerto: «Se così fosse – dice un rappresentante sindacale non di secondo piano – sarebbe davvero preoccupante. Soprattutto perché dimostrerebbe che i timori, da tempo,  manifestati, erano fondati. Se si pensa che ci si possa mettere di fronte al fatto compiuto – conclude – ci si sbaglia di grosso».

Le condizioni Soprattutto perché, e i sindacati lo avevano più volte ribadito, si voleva conoscere preventivamente il piano industriale che il compratore – Aperam, cioè – aveva intenzione di attuare a Terni e, particolare su cui un po’ tutti, anche se con sfumature diverse, avevano insistito e cioè che il sito ternano doveva passare di mano nella sua interezza, Tubificio compreso. Mentre i lussemburghesi avevano chiaramente detto che, per loro, quello era un particolare non rilevante.

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