di Marco Torricelli
Otto ore di sciopero. Tanto per cominciare. La prima risposta alla ThyssenKrupp ed al piano industriale che ha presentato giovedì mattina, è già stata organizzata.
Venerdì La fabbrica si fermerà e venerdì mattina, con partenza alle 9.30, i lavoratori daranno vita ad una manifestazione che attraverserà, per l’ennesima volta, il centro della città: «Sappiamo per certo che partiremo dai cancelli delle acciaierie e che alla fine parleranno i segretari nazionali dei sindacati di categoria– dice Claudio Cipolla, della Fiom Cgil – ma il percorso e dove finirà il corteo è ancora da stabilire». Che non è un bel segnale.
Due anni La prima reazione, insomma, è bella tosta. Del resto era prevedibile, visto che Joachin Limberg, il ‘pezzo grosso’ spedito dalla ThyssenKrupp ad illustrare il piano, aveva detto che «gli obiettivi sono definiti – se lo sono fatto tradurre due volte, per sicurezza – e se volete possiamo analizzare i dettagli». Come dire: ragazzi, lasciateci lavorare.
I forni Le indicazioni contenute nel piano prevedono che, per i prossimi due anni, la produzione di acciaio fuso prosegua su entrambi i forni attualmente attivi a Terni. Ma su uno verrebbero fatti dei lavori in grado di aumentarne la capacità produttiva dalle 650mila tonnellate all’anno attuali, ad un milione. Per poi spegnere il secondo.
I dubbi «Ma è semplicemente impossibile che ciò avvenga – dice Riccardo Marcelli, della Fim Cisl – perché un forno non potrà mai raggiungere quelle potenzialità e siccome ci hanno anche detto che la produzione di ‘freddo’ dovrebbe attestarsi tra le 450 e le 520mila tonnellate annue, noi pensiamo che il forno che resterebbe acceso servirebbe solo, al netto degli scarti di lavorazione, ad alimentare quella produzione».
Niente ‘linea 5’ Tanto più che la mancanza di indicazioni su possibili investimenti «lascia prevedere che si sia accantonato il progetto di montare a Terni la ‘linea 5’ dismessa a Torino e questo è un altro segnale che ci porta a pensare che le intenzioni della multinazionale siano tutt’altro che quelle di potenziare il sito ternano».
Meno 550? No il doppio Il piano, peraltro, prevederebbe risparmi per 100 milioni l’anno, e la fuoriuscita dal ciclo produttivo di circa 550 persone: «Ma è una bugia – dice Nicola Pasini, della Uilm Uil – costruita su dati fasulli. I posti di lavoro a rischio, peraltro, facendo un rapido calcolo delle ricadute sull’indotto, sono almeno il doppio. Qui rischiano di finire a spasso oltre 1000 persone».
Morselli Alla base delle critiche mosse dai sindacati ci sono anche «i numeri esposti dall’ad Lucia Morselli, che sono sbagliati e mostrano che non di piano industriale si tratta – dice Daniele Francescangeli, della Ugl – ma di una manovra economico finanziaria, proprio come ha già fatto alla Berco. Solo che lì, dopo il sacrificio di centinaia di lavoratori, l’azienda è ancora in crisi».
Le ‘controllate’ Anche l’operazione che «secondo ThyssenKrupp dovrebbe portare alla nascita di un’unica entità, nella quale far convergere tutte le ‘controllate’ (Tubificio, Società delle fucine e Aspasiel; ndr) non convince – dice Gioacchino Olimpieri, della Fismc – perché queste realtà perderebbero tutte le proprie caratteristiche, come sembra si voglia far perdere ad Ast la sua peculiarità di azienda, per trasformarla in un semplice stabilimento periferico».
L’appello Un messaggio importante i sindacati lo rivolgono «alle associazioni datoriali e a quelle aziende locali che fanno parte di quella stessa Confindustria alla quale aderisce anche Tk-Ast. Anche loro pagherebbero un prezzo molto caro, se questo piano dovesse essere applicato e ci chiediamo se non sia ora che anche loro, finalmente, facciano sentire la propria voce»
