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La stampa internazionale e nazionale ne parla dallo scorso aprile e, non da oggi, il senatore dem Gianluca Rossi tiene alta la guardia sulla possibile fusione tra i due colossi dell’acciaio Tata steel e Thyssenkrupp. Il sodalizio indiano-tedesco in Europa preoccupa non poco l’esponente del Pd che due mesi fa ha inviato una lettera al presidente del consiglio Matteo Renzi chiedendo di approfondire e vigilare sulle ripercussioni che l’Italia potrebbe patire se l’operazione andasse in porto.

Tk-Ast «Si eviti che l’acciaieria di Terni subisca le ripercussioni di questo patto, con conseguenze al momento imprevedibili – dichiara Rossi – Terni ha già pagato il conto di compravendite malandate, subìto tagli e lunghi conflitti sociali. Non si deve fare la fine di Port Talbot, dove Tata Steel ha annunciato più di un migliaio di licenziamenti contribuendo a mettere in crisi il governo Cameron. Questo scenario è da rigettare in toto».

Gianluca Rossi Alla stessa Ast però il senatore chiede contestualmente il ‘conto’:  «Si manifestino chiaramente i piani di Thyssenkrupp per lo stabilimento ternano, senza lasciarci nuovamente in balìa di fumosità e dispacci di agenzia. Inoltre – conclude  Rossi  –  sarebbe interessante capire se l’accordo riguarda stainless steel o altro. Perché, per quanto riguarda la produzione di inox, in ThyssenKrupp è rimasto solo  il sito di Terni. Il rapporto tra la città e l’acciaieria è radicato e merita rispetto, dovuto anche ai lavoratori che, nonostante le paure degli ultimi anni, continuano a garantire standard elevatissimi ed insostituibili».