La multinazionale ha annunciato lo scorporo del settore inox

di Daniele Bovi

Al massimo tra diciotto mesi il settore inox di ThyssenKrupp sarà quotato in Borsa senza che, stando a quanto reso noto dall’azienda, i livelli occupazionali degli stabilimenti di Terni vengano toccati. La strada scelta dal management della multinazionale tedesca per procedere all’annunciato scorporo del settore inox, Terni inclusa, sarà dunque un’Ipo, ossia una quotazione in Borsa. L’operazione, secondo quanto comunicato lunedì mattina nel corso di un incontro di due ore tra il responsabile del personale Thyssen Ralph Labonte e le sigle sindacali, sarà perfezionata entro il 2012.

Intatti i livelli occupazionali Quel che più preme ai lavoratori però è che, stando alle parole di Labonte, l’azienda non è intenzionata a modificare gli assetti occupazionali e produttivi degli stabilimenti ternani. Labonte ha spiegato ai sindacati che la multinazionale ha intenzione di reperire sul mercato soldi freschi per far fronte ai 6,5 miliardi di euro di debiti accumulati. In più, secondo il manager tedesco, una valutazione complessiva dei perché dell’operazione non può non tener conto della crisi del mercato e di una sovrapproduzione che in Europa sfiora il 30%. Sovrapproduzione che, secondo i sindacati, mal si concilia con un mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

Mercoledì si riuniscono le rsu Nel corso della riunione il dirigente avrebbe quindi rassicurato Cgil, Cisl, Uil e Ugl sul futuro dello stabilimento ternano e dei suoi lavoratori, sostenendo che la multinazionale manterrà comunque, come ipotizzato già nelle settimane scorse, una quota sostanziale di azioni. Su richiesta delle sigle sindacali poi Labonte avrebbe dato la disponibilità a programmare un incontro con le istituzioni nazionali e i segretari nazionali sindacali. Mercoledì prossimo, invece, le rsu aziendali si riuniranno per programmare le eventuali iniziative da intraprendere.

In corso contatti con le banche Scacciato dunque lo spauracchio di una vendita in blocco in realtà assai difficile, visti i pochi player a livello continentale e i possibili problemi con le autorità garanti della concorrenza, la multinazionale tedesca sceglie la via della quotazione mantenendo una quota significativa nella newco. Quanto significativa al momento non è noto. Secondo alcune indiscrezioni che circolano in ambienti finanziari, ad Essen, cuore della società, sarebbero in corso contatti con alcune banche e nel giro di 15 o 20 giorni i vertici potrebbero decidere chi sarà l’advisor dell’operazione. Operazione dalla quale l’azienda potrebbe ricavare circa tre miliardi di euro.

Fiom Cgil: c’è poca chiarezza Si va sul mercato dunque, ma senza svendere, anche perché alla base dell’operazione c’è la scelta di una forte ristrutturazione del debito aziendale. A non essere per nulla rassicurata dalle parole di Labonte è la Fiom Cgil: «L’allarme – spiega Attilio Romanelli a Umbria24.it – è ancora maggiore rispetto a prima: nel percorso prospettato dall’azienda c’è poca chiarezza su chi entra e chi compra, sulle prospettive insomma». Quello che serve, secondo Romanelli, è un ingresso in campo del governo: «E’ necessario – prosegue Romanelli – che si faccia un ragionamento con un ente garante come il governo per capire quali sono le prospettive dell’inox in Italia».

Lo scorporo La decisione di procedere allo scorporo dell’inox era stata comunicata dall’azienda con una nota ufficiale ai primi di maggio, e all’epoca gli scenari che riguardavano Terni, e in generale tutto il settore inox che dà lavoro a 11 mila persone, andavano dalla vendita alla ricerca di un partner strategico fino alla creazione di una società parallela (lo spin-off) da quotare. Alla fine, come annunciato lunedì da Labonte, la strada scelta è stata quella dell’Ipo.

One reply on “Thyssen, scorporo inox e quotazione in Borsa entro il 2012. L’azienda: «Non licenzieremo»”

Comments are closed.