L'assessore regionale Gianluca Rossi

«Il gruppo Thyssen sta effettuando un riposizionamento strategico, che riguarda 35 mila dipendenti e un fatturato di 10 miliardi di euro. Ci sono 7 azioni strategiche, una delle quali riguarda l’inossidabile e lo stabilimento di Terni. Non esiste al momento nessuna ipotesi di vendita dei siti italiani ed europei». Lo ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo economico della Regione Gianluca Rossi, rispondendo alle interrogazioni presentate da Damiano Stufara (Prc – Fds) e da Paolo Brutti e Oliviero Dottorini (Idv) relative alla situazione del polo siderurgico ternano e al futuro degli stabilimenti della Thyssen Krupp in Umbria.

Sito competitivo «Pur condividendo le preoccupazione dei consiglieri Stufara e Brutti – ha aggiunto Rossi – noi non possiamo limitare le nostre valutazioni su questa vicenda complessa guardando esclusivamente al sito ternano. Le questioni della dismissione dell’inossidabile sono note da tempo e sono legate a varie cause, tra cui l’aumento del prezzo del nickel e delle perdite del gruppo, che ammontano ad oltre 5 miliardi di euro. Il sito ternano è altamente competitivo e su di esso sono stati effettuati investimenti consistenti (circa 500 milioni di euro): Terni è il sito europeo della Tk più avanzato e competitivo, con una alta qualità della forza lavoro».

Patto di territorio Rossi aggiunge come «abbiamo approvato un atto per la revisione del Patto di territorio: il 19 aprile lo abbiamo inviato al sottosegretario Gianni Letta, proprio per collocare a quel livello questa vicenda, che riguarda la politica industriale e la diplomazia economica, che riguarda le dinamiche dell’Unione europea e i siti produttivi non solo della Thyssen ma anche degli altri produttori europei. Si tratta di una vicenda molto complessa. La scorsa settimana c’è stato un tavolo territoriale con le parti sociali del Ternano che ha ribadito la richiesta di un intervento del Governo nazionale e di una revisione del Patto di territorio. La Giunta da tempo ha mosso le proprie azioni ed ha condiviso la necessità di collocare la vicenda a livello nazionale».

Le preoccupazioni Illustrando la sua interrogazione Stufara aveva evidenziato la «necessità di aprire, da parte delle forze istituzionali e sociali del nostro territorio, una vera vertenza nazionale per la salvaguardia della siderurgia ternana e nazionale e della relativa occupazione, richiamando il Governo nazionale a partire dalla sua più autorevole espressione, e cioè dalla presidenza del Consiglio dei ministri, alla propria responsabilità di essere il principale interlocutore con la ThyssenKrupp».  Brutti, dal canto suo ha espresso «profondissima preoccupazione per la decisione della Tk di vendere tutto il settore dell’inossidabile italiano ed europeo. Ci troviamo di fronte – ha detto – all’abbandono di un intero settore con la motivazione che si tratterebbe di uno spin off. In realtà nel 2010, rispetto ad una capacità produttiva di 10milioni di tonnellate, c’è stato un assorbimento del mercato di sole 3 milioni di tonnellate. Questo è il vero motivo per cui la Thyssen si vuole disfare di questa attività».

Soddisfatti a metà In seguito all’intervento dell’assessore Rossi il consigliere Stufara si è dichiarato «non pienamente soddisfatto, perché sono convinto che occorra rompere gli indugi. I segnali c’erano da tempo e attengono al riposizionamento strategico e alla volontà della multinazionale di riorientare il core business. È necessaria una forte mobilitazione istituzionale verso il Governo». E anche Paolo Brutti si è detto «parzialmente soddisfatto: viene accolto l’invito a coinvolgere fortemente il Governo, come richiesto. Ma l’elemento meno positivo riguarda la prospettiva ipotizzata della vendita del comparto dell’acciaio inossidabile da parte della Thyssen a terzi. È invece necessario impegnarsi affinché la Tk mantenga la proprietà di quelle produzioni, dato che è con quella multinazionale che si è trattato e si è stilato il Patto di territorio».

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