Lavoro Foto Fabrizio Troccoli

di Daniele Bovi

Il terremoto che ha colpito l’Umbria a fine 2016 ha fatto sentire i suoi effetti sul Pil della regione, tanto che nel 2017 la crescita è stata nulla. A certificarlo è l’Istat che giovedì ha diffuso i dati sui conti territoriali relativi al 2017, in termini di volume per quanto riguarda il Prodotto interno lordo (cioè a prescindere dall’andamento dei prezzi). «Anche a causa degli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia a fine 2016, il Pil dell’Umbria – scrive l’Istituto – ha registrato nel 2017 una variazione nulla mentre le Marche hanno subito una lieve flessione (-0,2%)». Lo zero arriva dopo un 2016 in cui il Pil è calato dello 0,8 percento e, se si prende la media dal 2011 al 2017, la flessione è dell’1,4% all’anno.

Consumi e redditi L’Istat prende in considerazione anche la spesa per consumi delle famiglie, sempre in termini di volume: da questo fronte arrivano segnali migliori rispetto al Pil dato che nel 2017 si parla di un aumento dell’1,4% dopo l’1,2 dell’anno precedente; numeri comunque leggermente inferiori rispetto alla media nazionale. Se si guarda invece alla media, tra 2011 e 2017 il calo è stato dello 0,3% all’anno. L’Umbria è in fondo alle classifiche per quanto riguarda il reddito disponibile delle famiglie, con un aumento sia nel 2016 che nel 2017 dello 0,8%, mentre la media italiana si è attestata rispettivamente sul +1,4% e sul +1,6%. In ripresa a partire dal 2015 i redditi da lavoro dipendente ma la crisi anche su questo fronte ha colpito: tra 2011 e 2017 infatti la flessione media annuale è dello 0,2%, mentre a livello nazionale si registra un +0,8%.

Occupazione e sommerso C’è poi tutto il capitolo che riguarda l’occupazione. «Nel periodo 2011-2017 – scrive l’Istat – la migliore performance dell’occupazione si riscontra nel Lazio (+0,8%). L’evoluzione è negativa in Molise, Umbria e Sicilia, con un calo degli occupati di circa lo 0,6% annuo». Nel 2017 il numero di occupati totali nella regione è sceso dello 0,5% a fronte di una media nazionale positiva (+1,2%). L’ultimo dato osservato dall’Istituto nazionale di statistica è quello che attiene l’«economia non osservata», cioè la somma del sommerso più la vera e propria economia illegale. L’Umbria a livello nazionale spicca (i dati sono riferiti al 2016) per la rivalutazione della «sotto-dichiarazione dei risultati economici delle imprese», cioè dalle false dichiarazioni relative a fatturato, costi e non solo. Puglia e Umbria presentano la quota più alta di rivalutazione in termini di incidenza sul valore aggiunto: 8,4% a fronte di una media del 6,3%. Alta anche la percentuale che riguarda il lavoro nero (5,7%), più vicina a quelle delle regioni del Sud che a quelle del Nord.

Twitter @DanieleBovi

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