L’Italia deve bloccare a partire da oggi le agevolazioni fiscali e previdenziali concesse alle imprese colpite da calamità naturali che rientrano nell’indagine aperta dall’Antitrust Ue. Lo ha reso noto la Commissione europea. Di queste fanno parte anche le agevolazioni concesse alle imprese umbre colpite dal terremoto del ’97 e forse anche del 2009, mentre non riguardano il recente sisma in Emilia Romagna. L’Italia, se non eseguirà l’ingiunzione di sospensione, rischia di vedersi aprire una nuova procedura d’infrazione.
La situazione Tra il 2002 e il 2011 l’Italia ha infatti approvato una serie di leggi che hanno permesso di sospendere e prorogare il versamento di imposte e contributi da parte delle imprese situate nelle zone colpite da catastrofe naturale. Dopo il terremoto in Sicilia e l’alluvione in Piemonte nel 1994, nel 2002-2003 sono state introdotte norme che riducono del 90% il debito fiscale e contributivo delle società interessate. La Corte di cassazione, a più riprese, ha poi stabilito che tutte le persone colpite dalle calamità naturali in Sicilia e in Italia settentrionale avevano diritto a queste agevolazioni anche se avevano già versato gli oneri. Centinaia di imprese hanno così chiesto ai tribunali il recupero degli importi versati.
Le leggi incriminate Tra il 2007 e il 2011 l’Italia ha adottato altre leggi simili, con agevolazioni del 60% a favore delle imprese situate nelle zone colpite dai terremoti di Umbria e Marche (1997), Molise e Puglia (2002), e Abruzzo (2009), e del 50% a quelle situate nell’area siciliana colpita dall’eruzione vulcanica e dal terremoto del 2002. Sono queste di cui la Commissione chiede ora l’immediato stop. E che l’Italia rischia di dovere recuperare, per diverse centinaia di milioni di euro. Secondo Bruxelles, infatti, si tratterebbe di una sorta di ‘amnistia fiscale’ che secondo le norme Ue costituisce aiuto di stato.

