di Marco Torricelli
Interlocutorio. Che è un modo elegante per dire che un incontro si è concluso con un nulla di fatto. E così, quello di lunedì, al ministero dello sviluppo economico, per discutere della vendita delle acciaierie, viene definito, appunto, interlocutorio.
Aperam Il sottosegretario De Vincenti ha detto alla delegazione umbra che l’unica offerta esaminata un po’ meglio, per ora, è quella di Aperam-Arvedi-Marcegaglia, mentre quella del fondo Apollo deve essere ancora verificata. E che per questo è stato chiesto un, leggero, slittamento dei tempi previsti (anche perché scadevano martedì) dalla Commisione europea per la vendita. Slittamento breve, ha detto De Vincenti, soprattutto perché l’impressione è che Outukumpu – che pare non abbia gradito molto l’offerta economica – voglia provare ad allargare la pletora dei possibili compratori. E questa non viene considerata una strada percorribile. Come, peraltro, pare sia stata accantonata la proposta di Tsinghan che, pure, sotto il profilo puramente economico era più interessante di quella della cordata italo-lussemburghese.
La gestione Per breve che sia, comunque, l’impressione è che per almeno un paio di mesi questa storia sia destinata a durare ed uno dei problemi con cui fare i conti, in questa fase, sarà quello della gestione dello stabilimento ternano: con Outukumpu impegnata nella partita doppia del suo progressivo depotenziamento, in vista della cessione, senza però metterne in discussione il valore commerciale. Mentre, da parte di chi, a Terni e non solo, su questi impianti deve fare degli investimenti – economici, ma anche umani – c’è la necessità che non si perdano quote di mercato che, poi, sarebbero praticamente impossibili da riconquistare.
Impegni Stando alle cose dette da De Vicenti, Aperam avrebbe garantito – nessuna indiscrezione sulla reale consistenza dell’offerta economica presentata ad Outukumpu – un serio investimento, finalizzato a mantenere i livelli occupazionali su Terni, anche se nessuno si può nascondere che una ‘limatina’ agli organici, alla fine, verrà sicuramente assestata e c’è chi si accontenterebbe di un paio di cento unità in meno. Ma da capire, ed è questo lo scoglio più delicato, visto che Aperam avrebbe parlato della possibilità di chiudere un impianto in Belgio, quali saranno e in quali proporzioni le quote ed i tipi di produzione alle quali Terni sarebbe costretta a rinunciare: perché è chiaro che, oltre ai volumi, è il valore aggiunto delle diverse produzioni a contare. E molto.
Il Tubificio Una certezza, ed è negativa, sta però facendosi strada: il governo non sarebbe intenzionato – ed a quel punto sarebbe difficile, anche per altri, farlo – ad impiccarsi sul Tubificio, visto che il sottosegretario ha espressamente parlato della necessità di valutare la sua posizione nell’ambito delle attività di Outukumpu, che da parte sua continua a dire che si tratta di una produzione strategica, ma che se qualcuno farà un’offerta importante è disposta a trattare. Il fatto, però, è che questa offerta non è presente in nessuna delle due arrivate sui tavoli. L’integrità del sito, insomma, anche se da parte sindacale si continua a puntarci, sarà ben difficile da mantenere.
La presidente Marini «Questa è una fase particolarmente importante ed è interesse delle istituzioni locali seguirla con la massima attenzione e coinvolgimento possibile», dice la presidente della Regione, Catiuscia Marini, che era a Roma, insieme al presidente della Provincia, Feliciano Polli e all’assessore allo sviluppo economico del Comune di Terni, Sandro Piermatti. «Per noi – sottolinea Catiuscia Marini – è centrale il piano industriale delle offerte e le garanzie che esso può dare sul versante delle strategie di mercato e del ruolo del sito di Terni nell’ambito del gruppo che farà l’offerta migliore. Ciò ovviamente perché teniamo al mantenimento dei livelli occupazionali, ma soprattutto per il ruolo futuro di Terni nell’ambito dell’industria siderurgica. Per questo è importante anche valutare la capacità finanziaria dell’acquirente in relazione agli investimenti da fare nel breve e medio termine a Terni».
La Cisl Il segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, e il coordinatore nazionale per la siderurgia, Sandro Pasotti, dicono che «se venissero confermate come consistenti le sole due offerte pervenute, ritiene necessario valutare al più presto i piani industriali, dare certezza e continuità al sito di Terni che deve essere ceduto nella sua integrità e chiedono che Outokumpu rispetti i patti che non prevedono, come invece sta oggi avvenendo, il decentramento verso volumi di produzione verso Bochum in Germania».
La Cgil Il coordinatore nazionale della siderurgia della Fiom-Cgil, Gianni Venturi, dice che l’incontro ha portato «qualche avanzamento e ha aperto interrogativi e forti preoccupazioni perché le offerte arrivate non includono il Tubificio, l’asset che ha la maggiore redditività». Venturi spiega come per le acciaierie di Terni «perdere il Tubificio significa perdere terreno rispetto alla concorrenza e proseguire nel calo degli ordini, passati dalle 115-120 mila tonnellate al mese di gennaio-febbraio alle 90-95 mila di aprile e delle previsioni di maggio». Chiede quindi al governo «di fare pressione perché il Tubificio sia incluso nella cessione prima di entrare nella fase conclusiva della trattativa e di verificare i piani industriali, soprattutto dal punto di vista delle ricadute occupazionali».
