Lavoratori Umbria Energy davanti al Comune

di Marta Rosati

Presidio davanti al Comune di Terni, poi summit in terza commissione. Questa la doppia mossa con cui le organizzazioni sindacali tentano di stoppare la vendita delle quote di Umbria energy in mano al municipio, che è appunto intenzionato ad alienarle. La regia dell’atto è del sindaco Leopoldo Di Girolamo, che dopo i rimpasti di giunta ha tenuto per sé la delega alla partecipate. Si tratta di un’operazione dettata dal decreto Madia sotto la voce di ‘ricognizione straordinaria delle società partecipate dirette e indirette’, alla quale Palazzo Spada deve adempiere entro fine mese «pena la sanzione di 500 mila euro» ha detto l’assessore Vittorio Piacenti D’Ubaldi.

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Sindacati in municipio per stoppare la vendita La normativa indica quali società possono essere mantenute dall’ente, ma è chiaro che le vautazioni politiche possono avere un certo peso. Proprio per questo, visto che la notizia di Umbria energy è giunta come un fulmine a ciel sereno, di fronte al municipio lunedì mattina sindacati e lavoratori si sono radunati per un sit-in di protesta. Il dipendente e rappresentante sindacale dei colleghi, Simone Zengarini, prima di partecipare alla seduta dell’organismo consiliare, ha spiegato: «Ci opponiamo perché prima di tutto non siamo stati informati di quest’operazione. Umbria energy occupa 30 persone, è solida, fattura più di 80 milioni di euro e fa utile per il Comune. Oltre a tutti gli aspetti economici, poi, ci sono anche i servizi ai cittadini come quello di tutela dell’energia elettrica con cinque sportelli sul territorio. Il nostro servizio è di interesse pubblico, abbiamo clienti in tutta Italia (18 regioni, 80 mila clienti). Umbria energy ha inoltre creato ottime professionalità. Umbria energy, inoltre, ha anche prospettive di sviluppo perché abbiamo clienti di fornitura in tutta Italia. Cosa ci aspettiamo dall’incontro con l’amministrazione in terza commissione? Speriamo ci dicano che è tutto uno scherzo».

La terza commissione stoppa la vendita Proprio uno scherzo no, perché la delibera di giunta c’è, è stata approvata e pubblicata in attesa di approdare in consiglio ma a sentirsi presi in giro sono anche i consiglieri di maggioranza: dai dem Fabio Narciso e Michele Pennoni, passando per Silvano Ricci di Sinistra Italiana e Faliero Chiappini di Città aperta, tutti hanno dichiarato di non aver avuto alcun confronto con l’esecutivo prima che quell’atto fosse predisposto e hanno addirittura espresso contrarietà, tanto che con un emendamento presentato da Narciso e poi sottoscritto da tutti i commissari, si è chiesto di stralciare il capitolo che riguarda la municipalizzata della vendita di energia. L’atto in sé, arriverà invece al vaglio della massima assise cittadina col parere contrario della terza commissione, complici le astensioni del Pd sommate al no dell’opposizione e di Sandro Piermatti (Mdp). Emblematico il suo discorso, segno anche di una certa distanza tra l’operato della giunta e la sua maggioranza: «C’è grande smarrimento – ha detto – mai discusso tale argomento. Il mio voto sarà contrario se non verrà stralciata la parte che riguarda Umbria energy. Trovo questa scelta sbagliata nel merito. Asm ha fatto passi da gigante pur in un quadro economico difficilissimo. Ritengo fondamentale per la multiutility un progetto industriale complessivo che indichi gli orizzonti della società. Perché se non sai cosa vuoi fare da grande non puoi iniziare a vendere i pezzetti. Serve un partner industriale pubblico e non finanziario per Asm. Lo spezzatino fa male, e poi Umbria energy produce utile e quindi fa bene alla casa madre».

I sindacati Marianna Formica di Filctem Cgil: «Con rammarico abbiamo appreso della delibera, ne siamo venuti a conoscenza da Facebook e dalla stampa, quando nell’ultimo incontro avuto con il sindaco ci era stato garantito un coinvolgimento per ciascun cambiamento e azione del Comune in materia di società partecipate. Questo denota un mancato rispetto per sindacati e lavoratori che sono prima di tutto concittadini. La scelta di alienare quote di Umbria energy non è affatto lungimirante; ora che l’azienda si sta espandendo e fa utile viene messa sul mercato. Gli utenti peraltro sono ternani, gli sportelli hanno sede in città, segno di vicinanza alle persone quindi l’azienda riveste anche un ruolo di importante valore sociale. Chiediamo di stralciare quella delibera e vorremmo capire quali criteri hanno condotto l’ente a questa scelta, vogliamo sapere se siano diversi dallo spicciolo tentativo di fare cassa». Lucio Sciarrini di Flai Cisl: «Chi ha deliberato la vendita di Umbria energy, ha ragionato su un documento incompleto, basato su bilanci meno brillanti di altri, non tenendo conto dell’ultimo che è uno dei migliori. La società è in grado di dare risposte puntuali; un utente Enel, tanto per portare un esempio contrario, rischia di farsi rispondere dalla Romania per risolvere una criticità tramite servizio clienti».

Le ragioni della giunta e gli attacchi pentastellati In fase di replica l’assessore Vittorio Piacenti D’Ubaldi ha spiegato: «L’atto che la giunta ha predisposto e approvato è conseguente a una delle scadenze previste nel decreto Madia, che obbliga alla ricognizione straordinaria delle partecipazioni dirette e indirette entro il 30 settembre 2017; i piani di razionalizzazione ordinari saranno successivi (scadenza fine anno). Il lavoro fatto è appunto di ricognizione e individuazione delle fattispecie che la legge prevede e sono due le situazioni che non hanno le caratteristiche per essere mantenute dal Comune così come è stato sino a questo momento, Umbria energy e Farmacia Terni. Valutazioni tecniche da noi effettuate suggeriscono che Umbria energy non rientra tra le partecipate utili alle finalità dell’ente. L’azienda acquista da produttori e vende energia, è una mera attività di mercato. Dai Cinque stelle attacchi multipli: Federico Pasculli ha fatto notare come nel piano industriale di Asm questa cessione non fosse prevista e come sia «fuori luogo sottoporre al consiglio una simile operazione quando è in atto un avvicendamento al vertice della multiutility»; il suo collega Thomas De Luca: «Col cambio di statuto di Asm avete detto no all’amministratore unico perché vendita e distribuzione di energia dovevano essere separati ma ora la società di vendita la volete cedere. Che senso ha? Corte dei Conti e Mef hanno ricevuto l’atto?». La dirigente competente in materia, dottoressa Finocchio: «Gli uffici dovrebbero provvedere entro il 4 ottobre ma ho suggerito di affrettarsi perché l’atto è immediatamente eseguibile».

@martarosati28

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