Una vista del polo chimico

di F.T.

I potenziali acquirenti lanciano l’ultimatum alla Basell: «O si chiude subito non se ne fa più niente». Obiettivo, superare lo stallo in cui sembra essersi arenata la trattativa per la cessione del polo chimico di Terni. In stand-by c’è il piano di rilancio ‘green’ messo in campo dalla capofila Novamont, insieme a Terni Research e Cosp Tecnoservice.

L’offerta A fine novembre, il pool di aziende guidato da Novamont aveva messo sul piatto una nuova offerta per l’acquisto delle aree industriali di proprietà Basell. Dagli iniziali 4 milioni, la cifra era salita a circa 6,5 milioni di euro. Da allora, nessuna novità. E con il passare del tempo crescono le preoccupazioni, in particolare dei lavoratori. Per una decina di loro la mobilità, scaduta lo scorso 31 dicembre, è stata prorogata per tre mesi. Per la maggior parte, invece, gli ammortizzatori sociali si esauriranno entro la fine del 2013. Un’emergenza sociale che può essere superata solo con la conclusione positiva della trattativa.

La paura Il rilancio del polo ternano passa anche attraverso la sponda, fondamentale, rappresentata dal bando per i cosiddetti ‘cluster tecnologici nazionali’. Lo scorso dicembre, difatti, il Miur ha inserito il progetto ‘green’ di Novamont fra i nove finanziabili. Un treno che nessuno vorrebbe perdere. Da qui la necessità di far decollare il progetto in tempi brevi, anche se il silenzio della Basell crea inquietudine.

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