di M. R.
‘Limitato budget produttivo’ questa la motivazione alla base del prolungato stop impianti comunicato dalla direzione del personale Ast alle Rsu di fabbrica. L’area a caldo dell’acciaieria in particolar modo subirà una fermata prolungata per il mese di febbraio, festività di San Valentino compresa; e chi non ha ferie, usufruirà della cassa integrazione ordinaria. Verrebbe da dire ci risiamo: l’ultimo stop considerevole risale ad appena due mesi fa, 500 allora le maestranze coinvolte. Non a caso, i delegati sindacali hanno espresso preoccupazione per l’andamento generale dello stabilimento.
Fermata Ast Come sempre, a pagare il prezzo più alto dello scarico produttivo è la linea Bramme 7 dell’area a caldo che in totale subirà uno stop di 12 giorni non consecutivi. La linea gemella, per gli addetti ai lavori Bramme 3, solo tre. Quattro giorni di stop poi per l’impianto Lac e solo due per il Centro di finitura e i due reparti Pix. Nessuna fermata invece per Sdf, mentre è tutto da definire il calendario dello stop per il Tubificio, sito per il quale si terrà un incontro specifico. C’è da tenere le dita incrociate vista la particolare situazione di quel particolare stabilimento. Dal 14 al 17 febbraio a casa anche impiegati e quadri che fermeranno anche per il ponte del 25 aprile. E la scelta di stoppare le lavorazioni proprio nei giorni festivi non sarà certo casuale; all’azienda evidentemente costa meno.
Acciai speciali Terni Nel frattempo la tanto attesa convocazione al ministreo dello Sviluppo economico per discutere il futuro di Ast è arrivata. Il vice capo di Gabinetto Giorgio Sorial ha inoltrato l’invito alle segreterie nazionali e territoriali delle organizzazioni sindacali più rappresentative, quali Fim, Fiom, Uilm e Ugl che probabilmente si presenteranno al tavolo con i rispettivi coordinatori delle Rsu di fabbrica; nell’elenco mancano le sigle Fismic e Usb, tanto che sarebbero in corso delle verifiche da parte delle stesse sigle. La convocazione è arrivata al sindaco di Terni Leonardo Latini, alla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, a Federmanager e all’amministratore delegato di Ast Massimiliano Burelli evidentemente anche in qualità di vertice Thyssenkrupp Italia visto che nel foglio della convocazione non compare la casa madre tedesca, protagonista nell’ultimo anno di svariati colpi di scena e attualmente con una scissione societaria interna in corso.
Ast al Mise L’appuntamento è fissato per le 11 del 13 febbraio prossimo, in via Molise a Roma nella sala Parlamentino del Mise. Al centro del confronto, ovviamente, il piano industriale di cui sino a questo momento hanno discusso solamente le sigle sindacali a tu per tu con l’ad Burelli. Diversi gli incontri che hanno avuto luogo per lo stesso tema; prima in un albergo a Roma poi un altro si sarebbe dovuto tenere a Terni nella biblioteca di Ast ma è saltato alla vigilia non senza polemiche e il motivo resta di fatto ancora oggi un mistero, nonostante le giustificazioni fornite da Ast. Quel che è certo è che sindacati, Rsu e lavoratori ritengono deludente quanto sin qui ipotizzato dall’azienda: «Strategia di indebolimento». Alla scadenza dello storico accordo del 2014, con i bilanci più che in ordine e un utile che ha sfiorato i 100 milini di euro, la piazza si aspettava nuovi investimenti e redistribuzione salariale; a quanto pare invece Ast è intenzionata a ridurre volumi produttii, organici e budget per la crescita. I rappresentanti delle tute blu hanno già avuto modo di palesare la propria preoccupazione a Comune, Regione e parlamentari umbri; di questi sarà sicuramente alla riunione del 13 febbraio il deputato Fi Raffaele Nevi.
@martarosati28
