mercoledì 20 marzo - Aggiornato alle 08:34

Ast Terni, sciopero e presidio: «No a piano industriale di indebolimento»

Strategia annunciata dall’ad ritenuta inaccettabile e la trattativa per l’integrativo non decolla: lavoratori a braccia conserte

Terminata la girandola di assemblee in Ast, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e le Rsu di stabilimento hanno proclamato tre ore di sciopero, dalle 11 alle 14, per la giornata di mercoledì 16 gennaio quando i lavoratori si riuniranno davanti al Tubificio, a Maratta, per un presidio.

Ast C’è contrarietà in merito alle scelte di politica industriale che l’azienda sta mettendo in campo: quella discussione ‘iniziata male’ in un albergo a Roma, e di fatto mai terminata, sulle strategie future per l’acciaieria di Terni, porta allo sciopero. Sin dall’inizio, infatti, l’amministratore delegato Massimiliano Burelli aveva meso sul tavolo un piano di ridimensionamento, dei volumi, degli investimenti e persino degli occupati. «Un piano di indebolimento» come lo definiscono i sindacati che, considerato l’importante utile in bilancio, nonché la centralità del sito per Thyssen, si aspettavano un programma di rilancio.

Piano industriale Ast nuiscono i volumi prodotti (si andrà sotto 1 milione di tonnellate annue). Diminuisce la forza lavoro (obiettivo 2300 dipendenti). Nessuna garanzia per i contratti somministrati. Entità degli investimenti sufficiente solo al mantenimento dello status quo. Poca trasparenza sul sistema organizzativo delle attività dirette ed indirette. Nessuna chiarezza sul sistema degli appalti a partire dal progetto scorie ed ambiente. È la lista delle ragioni sindacali alla base dello sciopero. «Basta promesse, i lavoratori di Ast sono stanchi di essere presi in giro. La strategicità del sito si difende con azioni concrete e non con annunci». Con l’iniziativa di mercoledì si punta ad accelerare i tempi di un nuovo tavolo al ministero.

Non decolla la trattativa per l’integrativo aziendale «Con 98 Milioni di utile conseguiti è assurdo che non ci sia la volontà di redistribuire – tuonano inoltre i sindacati -. I risultati che Ast ha ottenuto nel biennio passato sono anche frutto del sacrificio dei lavoratori che in Ast hanno operato e continuano ad operare. La redistribuzione deve riguardare l’insieme delle maestranze e non soltanto ‘pochi eletti’ come avvenuto in questi anni ad opera unilaterale dell’azienda. È necessario valorizzare le professionalità esistenti senza cercarle altrove, guardando alle maestranze con le quali Ast ha raggiunto i livelli tanto pubblicizzati dal management aziendale. Per curare la propria immagine all’esterno non bada a spese».

 

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