di Marta Rosati

Sono molteplici, come per tutti coloro che hanno vissuto in prima persona la vertenza Ast del 2014 e quelle precedenti, i ricordi d’acciaio di Simone Lucchetti, attuale segretario Uilm di Terni e all’epoca coordinatore Rsu della stessa sigla sindacale. In generale, l’idea che si è fatto di quell’esperienza però è questa: «Gli scioperi sono iniziati quando l’azienda ha comunicato la riduzione dei turni al reparto Acciaieria e probabilmente aveva previsto la nostra strategia, ma è altrettanto probabile che non prevedesse tempi tanto lunghi».

Terni Per ‘Storie d’acciaio’ in particolare sono due gli episodi che Lucchetti ricorda di quell’anno: il ritorno ‘a mani vuote’ da un tavolo istituzionale al ministero dello Sviluppo economico e la carica della polizia a Roma dopo la manifestazione di fronte alla sede dell’ambasciata tedesca. Rispetto al primo racconta: «C’era stata una lunga discussione al Mise, in piena vertenza, durante i 40 giorni di sciopero, riunione fiume, una delle tante di quel periodo. Quella notte tornammo tardissimo e davanti allo stabilimento di viale Brin non mancava chi, in attesa di notizie, durante il presidio, ‘alzava il gomito’, quindi gestire la situazione e le comunicazioni non era sempre del tutto semplice. All’assemblea generale, preferimmo dividerci, ovvero segretario e coordinatore di ciascuna sigla parlarono coi propri delegati. Ricordo che ‘volarono stracci’ perché erano già trascorsi tanti giorni e dopo tante ore al tavolo istituzionale i lavoratori si aspettavano che tornassimo con l’accordo per rientrare in fabbrica perché il primo stipendio era già sfumato negli scioperi, ma l’intesa non era stata ancora del tutto raggiunta e subimmo attacchi anche molto duri, ma per ottenere il massimo possibile in quella situazione serviva ancora qualche giorno e riuscimmo a far passare il messaggio; il resto lo fecero i lavoratori, dando prova di grande unità e sorprendendo i vertici di viale Brin per la prolungata lotta».

Acciaieria Quanto alla storica giornata degli scontri con la polizia, per cui fu chiamato a rispondere anche l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano, Lucchetti commenta: «Avevano deciso di caricare, non c’era motivo. Di ritorno verso gli autobus da una manifestazione assolutamente pacifica nei pressi dell’ambasciata tedesca a Roma (vista la proprietà Ast di Thyssenkrupp ndR), si decise di fare un passaggio sotto il ministero dello Sviluppo economico cambiando percorso. Le forze dell’ordine appresero della nostra intenzione e pochi passi dopo ci ritrovammo in una piazza blindata, c’era personale della celere ad ogni via di fuga. Gli agenti tentavano di ostruire la nostra avanzata e noi forzavamo il blocco cercando di convincerli della nostre buone intenzioni. Volevamo soltanto sfilare in difesa dei posti di lavoro, della storia di Acciai speciali Terni, delle sue produzioni, un modo come un altro per tenere alta l’attenzione sul caso». E forse quello che accadde quel giorno (era l’ottobre del 2014) contribuì in questo senso: «Partirono le manganellate e qualcuno rimase ferito». I caschi blu della polizia si mischiarono con gli elmetti  degli operai mentre dalla folla dei lavoratori dell’acciaieria volavano insulti di ogni tipo indirizzati alle forze dell’ordine. Il caso salì alla ribalta delle cronache nazionali e fu oggetto di interrogazioni parlamentari e approfondimenti tv. E non fu l’unico episodio eclatante. La testa insanguinata dell’allora sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo alla stazione ferrovia, nessuno l’ha dimenticata.

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