di M.T.
La sinistra alza la voce – e il sindacato non è da meno – e chiede di affrontare, in fretta, quelle che sono le emergenze più stringenti. Mettendo poi mano ad un progetto complessivo che possa permettere al territorio di uscire dalla spirale della crisi.
Ast Luciano Zara, coordinatore del circolo Sel di Terni, dice che «le notizie circolate e poi smentite circa l’ennesimo slittamento dei termini della vendita dell’Ast non fanno che accrescere l’incertezza e non si capisce più se i criteri per cui era stata imposta la vendita rimangono validi oppure no». Secondo Zara «è assolutamente necessario che il governo ed il vice commissario europeo Antonio Tajani, dopo le assicurazioni date nei mesi scorsi, portino a casa rapidamente il risultato, poiché il tempo non gioca a favore di una soluzione positiva».
Isrim A giudizio di Sel «c’è un’altra vertenza, in questo contesto, che ha una forte urgenza per le questioni occupazionali e le prospettive che vi sono connesse. L’Isrim rappresenta uno snodo fondamentale della ricerca scientifica ternana ed umbra, assai significativo per i suoi asset tecnologici, ma malgrado la parziale privatizzazione degli anni passati non ha dato esiti positivi». Considerato «l’alto livello tecnologico e le potenzialità di ricerca della struttura», Sel ritiene «possibile una prospettiva di rilancio, fondata sulla ricerca di partner industriale di valore umbro e nazionale».
Meraklon Rifondazione comunista, invece, mette l’accento sulla vicenda Meraklon: «La sentenza del Consiglio di stato è un atto di assoluta gravità, che si somma all’annullamento, nel maggio di quest’anno, del decreto di giudizio immediato nei confronti dell’ex proprietario, Gianpaolo Fiorletta. Non siamo semplicemente di fronte ad un allungamento dei tempi – dice Rc – ma al rischio concreto che Meraklon S.p.A. e Meraklon Yarn tornino proprio nelle mani della persona che le ha condotte al tracollo».
Basell Il tutto, denuncia Rifondazione comunista, «mentre la trattativa per l’acquisizione delle aree di Basell si trascina di rinvio in rinvio, allontanando progressivamente le prospettive di rilancio industriale ed occupazionale legate alla realizzazione a Terni del polo della chimica verde». Fin dall’inizio della vertenza della chimica ternana, «proponemmo il ricorso all’esproprio per pubblica utilità; un provvedimento previsto dalla nostra Costituzione e dalla normativa vigente e che, se adottato, potrebbe liberarci di colpo di tutte queste pastoie e restituire, alla nostra comunità ed ai lavoratori, la possibilità di decidere del futuro del nostro territorio. Dopo oltre tre anni di trattative senza risultato, quella dell’esproprio diventa una scelta obbligata, oltre che dovuta».
Il sindacato Sulla situazione di Ast, ma non solo, prende posizione anche la Fim Cisl: «Ad Outokumpu non deve essere concessa una ulteriore deroga alle regole comunitarie e alla cosiddette best practice della stessa Comunità che limitano ad un massimo di 12 mesi il tempo concesso al venditore per cedere l’asset in questione. Tra l’altro nelle stesse best practice è scritto che più breve è il tempo concesso al disinvestimento, cioè alla vendita, più alte sono le possibilità di successo delle vendita stessa» e il sindacato «chiede ad Almunia (il commissario europeo per la concorrenza; ndr) di conoscere di quali strumenti di monitoraggio e informazione del Piano proposto e, in particolare, degli orientamenti relativi a decisioni riguardanti il sito di Terni intenda dotarsi la Comunità europea».
La crisi C’è una ferita, dice la Fim Cisl, «che non si rimargina e che come sindacato non riusciamo a suturare. Ed interessa i lavoratori delle piccole e medie aziende. Solo a settembre sono quasi un centinaio i lavoratori, che si vanno ad aggiungere a quelli dei mesi scorsi, che sono entrati nei meandri della Cassa integrazione e che rischiano di imboccare il percorso della mobilità per poi ritrovarsi senza lavoro. A Terni e nel suo comprensorio è cominciato lo Tsunami delle piccole e medie aziende metalmeccaniche. Il rischio è quello di una moria permanente con un ceto imprenditoriale in dissolvenza».
