di M.T.
Prima le certezze: mancano 17 giorni al 4 novembre, quando il tribunale di terni dovrà dire una parola definitiva sulla Sangemini: o si salva, o fallisce. Poi il resto: cinque, forse addirittura sei, sarebbero – sarebbero – i soggetti interessati all’azienda. Ma nessuno, tra i possibili ‘salvatori’, ha preso impegni decisi e decisivi.
Il vertice Se ne è parlato, venerdì mattina, in un incontro che si è svolto nella sede ternana della Regione e nel corso del quale l’assessore Vincenzo Riommi ha aggiornato il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani e sindacati sullo stato dell’arte: «Sono emerse novità importanti – ha detto più o meno Riommi – che vanno a confermare l’interessamento di vari soggetti imprenditoriali nei confronti del gruppo Sangemini».
Le proposte Di questi soggetti, ha detto ancora Riommi, «alcuni hanno ufficializzato la propria proposta, mentre altri potrebbero farlo nei prossimi giorni», anche perché il tempo a disposizione è veramente poco, tanto che i sindacati – e il sindaco – hanno sottolineato che è necessario stringere i tempi, partendo dal presupposto, si legge in una nota sindacale – che «si conferma un giudizio negativo nei confronti dell’attuale proprietà e del management che la rappresenta».
Il gruppo Sangemini Già, perché una delle ipotesi che sono sul terreno comprenderebbe anche il coinvolgimento proprio della proprietà attuale, ma «i lavoratori non sono disposti a lasciare in mano il gruppo Sangemini ad avventurieri di dubbia consistenza industriale che potrebbero ulteriormente danneggiare l’intero territorio», mentre «le organizzazioni sindacali sono disponibili ad aprire una trattativa solo con soggetti imprenditoriali che presentino un credibile progetto industriale che possa permettere il rilancio dei marchi, la salvaguardia dei livelli occupazionali, l’integrità del sito produttivo e un costruttivo rapporto con le istituzioni locali e regionali».
