di Marco Torricelli
Adesso è tutto chiaro. Lavoratori, sindacati e Comune di San Gemini ne hanno preso atto e si stanno organizzando. Ma il passo, forse, decisivo è quello che potrebbe compiere la Regione. Perché la Sangemini, è davvero sull’orlo del baratro e non c’è più tempo da perdere. Lunedì, intanto, la fabbrica si fermerà, per uno sciopero di otto ore, con i lavoratori che daranno vita ad un presidio, davanti ai cancelli, dalle 10 a mezzogiorno.
Lo stato delle cose La Sangemini ha fatto sapere che non è ipotizzabile puntare ad una produzione di 70 milioni di pezzi (si ipotizza una volontà di fermarsi a 40; ndr), tanto che ha annunciato di voler fare marciare due linee di produzione – in estate, cioè nel periodo di massima richiesta del mercato – su due turni di lavoro giornalieri. Con questo ‘piano’ non c’è nessuna possibilità per il rientro al lavoro dei 23 cassaintegrati della Sangemini Fruit, cosa sempre avvenuta in passato, ma non solo. Perché questo livello produttivo potrebbe addirittura non garantire il mantenimento del posto per tutti e 108 quelli che, attualmente, sono in servizio. Oltre che mettere in discussione almeno una parte del centinaio di persone che operano nel così detto indotto, dai trasportatori ai lavoratori dei servizi. Tanto che nemmeno a Sviluppumbria e Gepafin, che la Regione aveva coinvolto nell’ultimo incontro con l’azienda, sono stati offerti elementi minimi di valutazione.
Il futuro Ma è ovvio che la situazione non è delicata solo per l’immediato, ma soprattutto per il futuro: «In gioco – dicono i sindacati di categoria e gli amministratori locali – non c’è solo la produzione di questi mesi estivi, ma c’è il futuro stesso di un’azienda che non è solo storica, ma rappresenta un valore economico decisivo per una realtà come quella di San Gemini e molto importante per la stessa Umbria». L’attuale proprietà, viene detto senza mezzi termini, «sta portando la Sangemini verso il baratro, puntando solo sulle acque a maggior resa economica (con il chiaro intento di ‘fare cassa’ nel breve periodo; ndr), abbandonando le altre ed è giunto il momento che qualcuno fermi questo piano. Con tutti i mezzi legali di cui si dispone».
I sindacati Sabato mattina, davanti alla Sangemini, faceva caldo. E non solo perché il sole picchiava. Con una conferenza stampa che si è trasformata in autentico sit-in dei lavoratori: «Stanno giocando al massacro, il nostro – dice Simone Dezi, della Fai Cisl – e noi non siamo più disposti ad accettarlo. Si rimpallano le responsabilità e, di rinvio in rinvio, sperano di arrivare senza danni alla fine di luglio, mentre noi guardiamo al futuro di questa azienda e della gente che ci lavora». Mentre per Pierluigi Cecchini, della Uila Uil. «questa nostra storia fa pensare a quanto è successo con Fiuggi (con l’azienda tornata sotto il controllo del comune, dopo la gestione fallimentare da parte di Sangemini; ndr), ma noi non gli permetteremo di fare il bis». Mentre per Michele Racanella, della Flai Cgil: «La dirigenza aziendale ha ormai offerto la prova conclamata della propria inaffidabilità e di questo, oltre che i lavoratori, ormai sono consapevoli tutti, comprese le istituzioni che, adesso, devono prendere in mano la situazione».
Il sindaco Ecco, le istituzioni: il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, parte da una considerazione di buon senso quando dice che «la cosa importante, in questa delicata fase, è mantenere il fronte compatto. L’amministrazione comunale è stata e sarà sempre al fianco di queste persone che lottano per il loro lavoro e vuole mantenere in vita questa azienda che, per San Gemini, rappresenta quello che le acciaierie sono per Terni». Ma poi mette il dito nella piaga: «Alla Regione, quando convocherà l’incontro che abbiamo richiesto con urgenza (forse già martedì; ndr) chiederemo con forza di utilizzare lo strumento di pressione, rappresentato dalla concessioni per lo sfruttamento delle falde acquifere, per imporre all’azienda di far conoscere le proprie reali intenzioni».
L’assessore Meno diplomatico, come spesso gli è successo, tanto da provocare scontri duri con l’azienda, è l’assessore comunale allo sviluppo economico, Luciano Bisonni: «La Sangemini ha totalmente disatteso tutti gli impegni presi, con la Regione, al momento del rinnovo delle concessioni – attacca – che, solo per questo, le potrebbero essere revocate in qualsiasi momento. Ora, poi, gioca in maniera crudele con la pelle delle persone e questo non gli deve essere permesso». Ma Bisonni va oltre: «Quello che dobbiamo fare, adesso, è sgombrare il campo da possibili equivoci e dimostrare che non ci sono connivenze istituzionali intorno a questa drammatica vicenda e l’unico modo per farlo è quello di parlare, tutti, noi amministratori comunali e quelli regionali, lo stesso linguaggio». La palla, insomma, adesso è nelle mani degli assessori regionali, Vincenzo Riommi e Silvano Rometti.
