di M.T.
L’amministratore delegato di Ast, Marco Pucci, nei giorni scorsi aveva lanciato un segnale chiaro: tira una brutta aria. Settembre, aveva lasciato capire, sarà un mese particolarmente difficile e non è detto che ottobre sia migliore.
La produzione Se non ci saranno problemi il prodotto ‘a caldo’ dovrebbe attestarsi sulle 75mila tonnellate che, tradotto in termini pratici, significa che, sempre se tutto andrà bene, una settimana di impianti fermi e lavoratori in cassa integrazione. E questo il quadro ottimistico: se ci dovesse essere qualche intoppo, magari se ne riparla. E per ottobre, come per i mesi successivi, la situazione non sarà diversa.
L’incontro Anche per parlare di questo, nella mattinata di lunedì, Pucci ha incontrato le organizzazioni sindacali e non si è trattato di niente di tranquillizzante, se i sindacati escono con una nota congiunta nella quale si dice che «si è convenuto di programmare un incontro, da organizzarsi nei primi giorni di settembre, per calendarizzare ed iniziare a discutere tutte le questioni che devono essere necessariamente affrontate da qui alla fine dell’anno». Che può essere tradotta così: non ci ha detto nulla di nuovo e di incoraggiante.
La vendita Nessuna novità anche sul fronte relativo alle intenzioni di Outokumpu che, com’è noto, la fabbrica deve venderla: «Dal punto di vista generale – dicono i sindacati – si è ribadita la convergenza di obiettivi in merito alla vendita Ast, come sempre fatto fino ad oggi, con la necessità di stabilire i tempi e modi dell’attuazione del percorso». Ma «nel contempo si è ritenuto necessario ribadire la necessità di una interlocuzione più serrata rispetto alla gestione corrente propedeutica a supportare il progetto generale». Traduciamo anche questo: vorremmo avere qualche informazione e non essere messi al corrente solo a trattativa conclusa.
L’allarme Tanto più che i sindacati ricordano che «ci aspetta un periodo carico e intenso di appuntamenti, durante il quale le relazioni industriali debbono essere messe in atto con la massima determinazione e trasparenza, perché in gioco c’è il futuro dello stabilimento di Terni, delle sue produzioni e di conseguenza di tutte le maestranze. È il momento di giocare un ruolo propositivo, ognuno per le proprie competenze e ambiti di lavoro, conoscendo il perdurare delle difficoltà macroeconomiche. Ad avviso delle Organizzazioni sindacali tutto ciò è necessario al fine di ripristinare un sistema di relazioni industriali corretto utile al raggiungimento degli obiettivi sopracitati e fino ad oggi sostenuti».
Il linguaggio Il tono della nota sindacale è indicativo dello stato di incertezza che si registra intorno al futuro della più grande azienda della regione: è evidente che, da parte di Marco Pucci, non è stata fornita nessuna assicurazione sullo stato delle trattative in corso per la cessione della stabilimento e, per sovrappiù, nemmeno sulle reali condizioni di salute del sito. Le parti, insomma, continuano a parlare lingue diverse. E non è un buon segno.
