Matteo Renzi

di M. To.

La porta è aperta. Anzi, «viene spalancata ai mercati internazionali». A dirlo è stato, martedì mattina, il presidente del consiglio Matteo Renzi, illustrando alla Camera le linee di attuazione del programma di governo. E parlava della siderurgia. E anche della Tk-Ast.

La ‘dorsale’ Renzi ha ripetuto concetti già espressi nei giorni scorsi: che la siderurgia rappresenta un settore chiave per l’Italia e che è allo studio un piano nel quale quelle di Terni, insieme ad altre acciaierie come quelle di Taranto e Piombino rappresentano tre poli da rafforzare ed inserire in un contesto di più ampio potenziamento: «Occorre una politica industriale – ha detto Renzi – e occorre avere il coraggio di dire che la dorsale siderurgica di questo paese da Genova a Taranto, passando per Terni e per Piombino, è aperta e spalancata ai mercati internazionali».

Le aree in crisi Ma il premier ha detto anche altro: «Occorre anche il coraggio e la forza di andare dove ci sono le aziende in crisi, e noi ci stiamo andando – ha spiegato alla Camera – convinti che la politica ha talvolta eluso i problemi industriali, ma che i ‘mille giorni’ sono l’occasione per definire una missione che ha tempi serrati».

Il piano industriale Inevitabile collegare la dichiarazione fatta alla Camera con quanto detto alla festa de l’Unità di Bologna e alle successive ‘rassicurazioni’ date in confidenza al cardinale Bassetti durante un pranzo in Vaticano e ripensare alla trattativa – su quel tavolo ‘privilegiato’ aperto al Mise e al quale sono ammessi in pochi. Ma anche alle precise richieste fatte da ThyssenKrupp per rivedere il piano industriale.

La trattativa Un dato certo, però, è che sul quel piano si tratta – e la ‘due giorni’ di trattativa ternana ha confermato che non era in quella sede che si potessero ottenere risultati – e qualche dettaglio in più potrebbe emergere già giovedì, durante il consiglio comunale straordinario convocato proprio per affrontare il tema: possibili interventi governativi, possibili ‘concessioni’ da parte sindacale, possibili azioni di cooperazione da parte delle amministrazioni locali. Poi, certo, si dovranno verificare le possibili aperture da parte della multinazionale. Che da parte sua ha già ribadito che da Terni vuole comunque andarsene. E questo non è un dettaglio trascurabile.

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