di Dan.Bo.
A Perugia, almeno per quanto riguarda i luoghi monitorati, i livelli di esposizione alle onde elettromagnetiche sono nettamente più bassi rispetto ai limiti di legge. Del tema si è tornati a parlare martedì a Perugia, dove Anci, Arpa e il Comune di Perugia hanno dato vita a un incontro in vista della costruzione di una rete regionale di monitoraggio «stabile e coordinata» dell’inquinamento elettromagnetico.
I valori Secondo quanto spiegato nel corso dell’incontro dall’assessore all’Ambiente, David Grohmann, da febbraio sono attivi sensori di ultima generazione collocati in tre scuole di Santa Lucia, Ponte San Giovanni e Ferro di Cavallo, vicino alle quali ci sono delle antenne, e anche a Palazzo dei Priori. Un progetto che ha come obiettivo non solo il monitoraggio ma anche la messa a disposizione dei cittadini di una informazione ambientale facilmente accessibile. I valori al momento si attestano tra 0,6 e 0,8 Volt/metro, a fronte di un limite nazionale di 15 V/m. «Siamo quindi circa due ordini di grandezza al di sotto dei limiti di legge», ha sottolineato Grohmann, ricordando poi che in Italia sono in vigore dei limiti tra i più restrittivi in Europa.
L’incontro Prima di una serie di approfondimenti tecnici il presidente di Anci Umbria, Federico Gori, ha spiegato che i sindaci e le amministrazioni sono chiamati a guidare la transizione digitale, e che per arrivare a un monitoraggio costante «occorre una rete ben strutturata e soprattutto il coinvolgimento delle istituzioni che devono fare uno switch culturale affinché poi ci possa essere la trasparenza verso le proprie comunità, evitando allarmismi». Un quadro tranquillizzante a proposito dei valori è stato tratteggiato anche da Alfonso Morelli, direttore generale di Arpa Umbria: «Sappiamo benissimo – ha detto – che le infrastrutture sono in continua evoluzione e noi dobbiamo garantire un monitoraggio continuo. Per questo nel sito di Arpa, anche a tutela del cittadino, c’è una sezione dedicata all’inquinamento elettromagnetico dove è possibile consultare tutti i dati del nostro della nostra sezione agenti fisici».
Caso Ripa Altrettanto certo è il fatto che l’installazione di nuovi impianti porta con sé, molto spesso, polemiche e proteste da parte dei territori. È il caso ad esempio della frazione perugina di Ripa dove, come sta succedendo a Colombella, l’antenna arriverà nella zona del cimitero. Il tema è stato mercoledì al centro di un’interrogazione presentata in consiglio comunale da Edoardo Gentili (Forza Italia), che ha chiesto chiarimenti sull’avvio della procedura per l’installazione di un’antenna 5G su un terreno comunale nei pressi del cimitero di Ripa. L’attenzione, ha spiegato, nasce anche dalle preoccupazioni espresse da cittadini e associazioni locali, soprattutto per gli aspetti paesaggistici e ambientali e per le modalità di coinvolgimento della comunità.
Grohmann Rispondendo all’interrogazione, Grohmann ha richiamato il quadro normativo nazionale, evidenziando come i Comuni abbiano margini limitati di intervento, potendo agire sulla localizzazione ma non opporsi all’installazione se rispettati i limiti sanitari e urbanistici. I controlli sono affidati ad Arpa, chiamata a verificare il rispetto dei parametri sui campi elettromagnetici. L’intervento in questione rientra nella strategia nazionale di sviluppo della rete 5G ed è inserito nel Pnrr. La proposta iniziale, avanzata da Inwit nell’ottobre 2024, individuava un’area diversa, nei pressi della scuola media di Ripa. Il confronto con il Comune ha portato a una revisione del progetto e all’individuazione di un’area alternativa di proprietà comunale, con l’obiettivo di ridurre l’impatto sul territorio.
L’iter La prima conferenza di servizi si è conclusa con esito negativo per la collocazione dell’impianto in una fascia di rispetto dei crinali. Successivamente è stata richiesta una modifica progettuale con uno spostamento di circa nove metri. La variante, presentata alla fine del gennaio scorso, ha ottenuto parere favorevole. Sul piano economico, l’installazione come nel caso di Colombella prevede un canone annuo fisso assai basso, 800 euro, come stabilito dalla normativa. Grohmann ha poi sostenuto che l’amministrazione ha adempiuto agli obblighi di pubblicità e di aver promosso incontri informativi con la cittadinanza. In replica, Gentili ha espresso perplessità sulle modalità di partecipazione, ritenute insufficienti rispetto a un reale coinvolgimento pubblico, criticando anche la scelta di utilizzare un terreno comunale, a fronte di benefici economici considerati limitati.
