I lavoratori dell'Aisad senza stipendio da quattro mesi

di Fabio Toni

«Entro la settimana prossima pagheremo lo stipendio di novembre. Per le altre mensilità, stiamo valutando un piano di rientro con le organizzazioni sindacali». Così il presidente della cooperativa sociale Aidas di Terni, Loredana Valsenti, sulla crisi di liquidità che ha colpito la struttura. Ciò che preoccupa i lavoratori della storica cooperativa, sorta nel 1983 e che conta circa 180 soci, è l’incertezza generale. I primi ritardi nei pagamenti risalgono a ottobre e ora sono quattro le mensilità ancora da percepire, inclusa l’ultima di febbraio. Le incertezze mal si conciliano con le spese da sostenere nella vita di ogni giorno: «C’è chi ha un mutuo da pagare, chi le bollette e tutti dobbiamo far fronte alle incombenze quotidiane – spiega un lavoratore -. La situazione generale sarà pure complicata ma noi ogni mattina ci mettiamo la faccia senza creare problemi. Non è per niente semplice».

«Il lavoro non manca» Preoccupazioni a cui risponde il presidente della cooperativa, Loredana Valsenti: «Fortunatamente, a differenza di altre realtà, il lavoro non manca. Ci risolleveremo». La cooperativa Aidas, oltre a concorrere per le gare di appalto indette dalla Asl, gestisce direttamente alcune strutture residenziali come l’ex Tiffany e la Domus Gratiae. «Entro pochi giorni liquideremo lo stipendio di novembre – annuncia il presidente – Per gli altri, stiamo studiando un piano di rientro. Siamo consapevoli dei disagi. Difficoltà a cui i soci-lavoratori hanno risposto con uno spirito di servizio davvero lodevole».

Collerolletta, che fine farà? Uno dei nodi che la Aidas dovrà sciogliere, riguarda il destino della nuova struttura di Collerolletta, inaugurata un anno fa in pompa magna e inizialmente pensata come residenza sanitaria per anziani. Ad oggi la struttura non è operativa. Fra l’altro il mutuo contratto per l’edificazione dell’imponente struttura, dovrebbe partire a breve. Il presidente Loredana Valsenti annuncia modifiche rispetto alle previsioni iniziali: «Per metà sarà adibita a residenza sanitaria protetta per anziani non autosufficienti e l’altro 50% verrà occupato da ambulatori medici. Per quest’ultimo aspetto stiamo definendo le pratiche con la regione Umbria». I tempi non sono chiari, ma l’attività sembra promettere bene «sia a livello occupazione che economico».

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