di Marco Torricelli
Preoccupazione. E tensione altissima intorno alle acque minerali. Tanto che la Flai Cgil lancia l’allarme, denunciando «le voci, sempre più ricorrenti che vedrebbero l’impiego del marchio Fabia, per possibili utilizzi che sono espressamente vietati dalla legge regionale che norma lo sfruttamento delle acque minerali» e ribadisce, «come già espresso di fronte alla Regione Umbria e agli assessorati competenti, nonché nell’incontro avuto con i sindaci dei comuni di Sangemini, Montecastrilli ed Acquasparta, la propria contrarietà a progetti che non riguardino lo sviluppo dei siti di Sangemini e di Amerino».
Proviamo a tradurre I rumors crescenti e le mezze frasi strappate alla dirigenza hanno dato origine ad un preoccupante flash-back: a quando la vecchia proprietà tentò un’operazione finalizzata a produrre un tè, con il marchio Fabia, che utilizzava acque non provenienti dalle sorgenti umbre. «Non siamo in grado di dire – spiega Michele Racanella, della Flai Cgil di Terni – se rischiamo di tornare a vivere un periodo simile a quello e che diede origine ad una vertenza piuttosto impegnativa». Ma il timore c’è, se il sindacato esce allo scoperto per «ribadire la propria posizione rispetto a voci sempre più insistenti, che lasciano intravedere scenari piuttosto preoccupanti rispetto a possibili progetti di sviluppo che circolano in ambienti aziendali».
Un marchio da tutelare «Il marchio Fabia – dice la Flai Cgil – è strettamente legato al territorio che ne rappresenta il vero valore aggiunto. Per questo siamo contrari ad ogni ipotesi di indebolimento del marchio stesso, perché il brand Umbria è garanzia di tipicità e di qualità per questa acqua minerale. Portarla fuori – ecco un altro timore che emerge – vorrebbe dire perdere questa garanzia e al tempo stesso impoverire un territorio, rompendo una filiera che per anni ha garantito occupazione e sviluppo».
L’attacco a Sangemini «Il Gruppo Sangemini deve dare chiari segnali, come promesso ormai da troppo tempo, di una nuova politica di sviluppo e rilancio, concentrando tutti gli sforzi sugli impianti produttivi che hanno bisogno di urgenti interventi di manutenzione. La proprietà deve inoltre avviare un percorso di promozione e investimenti sui prodotti a maggior valore aggiunto, con il marchio Sangemini in prima fila, marchio che al contrario nel 2012 ha perso volumi a scapito di acque meno performanti». L’accusa della Flai Cgil è di «continuare a rincorrere le emergenze», mentre indispensabile sarebbe «un dialogo costruttivo con tutte le istituzioni per individuare percorsi condivisi che portino a dare risposte chiare agli oltre 100 dipendenti diretti e a tutte le realtà che si muovono nell’indotto, ma soprattutto a trovare una soluzione per i 23 lavoratori della Sangemini Fruit, ancora in cassa integrazione».

