Per l’Isrim si profila un rinvio. A farlo capire – dopo il ‘passaggio di lunedì nel consiglio comunale di Terni – è stato, martedì mattina, l’assessore regionale allo sviluppo economico, Vincenzo Riommi, che ha riferito in consiglio sullo stato dell’arte.
Riommi L’assessore, ha detto che «è in corso un disperato tentativo dei lavoratori dell’Isrim di salvare il proprio posto di lavoro e qualche margine di manovra c’è. La Regione sarà al fianco di iniziative che coinvolgano gli stessi lavoratori, insieme a Comune e Provincia di Terni. In questo modo speriamo di riuscire a stimolare altri soggetti privati a collaborare per salvare l’Isrim, prima della richiesta di fallimento, che ci auguriamo possa slittare di qualche giorno rispetto alla data prevista dell’11 luglio».
L’ipotesi Riommi, che ha incontrato i lavoratori pochi momenti prima di entrare in aula, ha ricordato come «in queste ore si stia provando a verificare se esistono le condizioni di porre in essere un nuovo soggetto, che metta insieme i lavoratori e il sistema istituzionale dell’area ternana nel suo complesso, per raccogliere l’esperienza e il progetto dell’Isrim. La Regione dà la sua piena disponibilità a supportare uno sforzo del genere, mettendo a disposizione gratuitamente il patrimonio dell’Isrim di sua proprietà (quello immobiliare e le attrezzature) così da incentivare qualcuno a ripartire».
Ipotesi cooperativa? Quella che sembra prendere corpo potrebbe essere un’ipotesi, peraltro prospettata anche dai commissari nominati dal tribunale di Terni, che porterebbe al costituzione di una cooperativa da parte, almeno, di un gruppo degli attuali dipendenti dell’istituto. La cooperativa potrebbe ‘rilevare’ le attività di laboratorio – utilizzando i locali e gli strumenti tecnici abituali – per poi collaborare con quel soggetto esterno – Italeaf – che aveva mostrato interesse alle attività dell’Isrim.
Stufara Per Damiano Stufara (Rc), si devono «salvaguardare i lavoratori, l’occupazione, le competenze vere che questo istituto possiede; ma anche l’attività di ricerca a servizio delle imprese del territorio, che è figlia sì di una stagione passata della programmazione regionale, ma rappresenta tuttora una priorità anche nell’attuale fase economica di questo territorio».
Cirignoni La sinistra «che ha governato per quarant’anni – dice Gianluca Cirignoni (Ln) – ha il dovere morale di sistemate la questione Isrim, perché si è visto che quando c’è la volontà politica di far affluire dei soldi in qualche territorio, sanno come fare».
De Sio Secondo Alfredo De Sio (F.d’I.), « vanno messi in campo tutti gli strumenti possibili per salvaguardare il valore stesso dell’Isrim e delle sue altissime competenze. Se il percorso dell’affitto di un ramo d’azienda non è andato a buon fine sono chiaramente necessari nuovi tentativi alla ricerca di altre soluzioni utili a mantenere in vita, almeno una parte, quella più importante, dell’istituto».
Nevi Circa un anno e mezzo fa, dice Raffaele Nevi (Fi), «avevamo chiesto notizie circa l’Isrim e fu il direttore generale dell’istituto ad assicurarci che era tutto a posto, ma evidentemente non era vero. La Regione non è intervenuta quando doveva farlo. Oggi bisogna fare di tutto per salvare questo Istituto senza scartare a priori alcuna soluzione a salvaguardia dei lavoratori che rappresentano professionalità particolari».
Mariotti Ci sono responsabilità, errori dovuti probabilmente ad una sottovalutazione della vicenda – dice Manlio Mariotti (Pd) – per la quale, oggi, siamo chiamati però ad una corretta ricostruzione. Quando si decise per la privatizzazione, per la quale, allora in una veste diversa (all’epoca Mariotti era segretario regionale Cgil, ndr), mi dichiarai contrario perché giudicavo la scelta poco lungimirante, non ricordo la contrarietà di chi oggi invece critica con veemenza questo passaggio. Ma ora è tempo di guardare avanti cercando la concretezza delle scelte per una soluzione ottimale a salvaguardia di una realtà di alto valore professionale e occupazionale».
