Facoltà di ingegneria di Terni

di M.T.

Sono più di trenta e hanno paura. Hanno conosciuto la cassa integrazione, poi i contratti di solidarietà e, adesso, temono di essere sul ciglio del baratro. Sono i ricercatori, i tecnici e il personale di servizio ’Istituto superiore di ricerca e formazione sui materiali speciali per le tecnologie’, l’Isrim. Che, adesso, chiedono l’intervento della presidente Catiuscia Marini.

La denuncia Quello che temono è «il disinteresse delle istituzioni, che detengono i due terzi della proprietà e le difficoltà attraversate dai soggetti privati», soprattutto perché sono rimasti delusi dalla «nuova programmazione regionale dei fondi comunitari», dalla quale emerge la mancanza di volontà politica di supportare questo istituto e rimetterlo in sesto, anche in considerazione del contributo che esso può fornire all’innovazione tecnologia delle aziende chimiche del territorio».

L’orgoglio «Prima ancora della preoccupazione personale – spiegano – ci avvilisce il naufragare di un ambizioso progetto, promosso dalla stessa Regione dell’Umbria, cui abbiamo contribuito con passione autentica conferendo contenuti tecnici e di mercato. Un progetto di ricerca applicata, trasferimento tecnologico e servizi reali per l’innovazione non virtuali, ma realizzati sul campo, in laboratorio o presso le imprese, con competenze multidisciplinari e strumenti scientifici, affiancando imprenditori, formando giovani laureati e diplomati».

L’appello Isrim, dicono i ricercatori, «non è un’agenzia virtuale, ma è un laboratorio in cui ricercatori e tecnici eseguono prove ed analisi su matrici ambientali, su materiali e prodotti, realizzano prototipi e trasferiscono in maniera diretta competenze specialistiche al tessuto produttivo, soprattutto della nostra regione». Rivendicano di aver «aperto un mercato, senza gravare sul bilancio regionale, intercettando fondi su bandi europei, nazionali, regionali senza canali preferenziali, finalizzati ad acquisire competenze specialistiche per rispondere alle imprese». Poi, ricordano, «al sopraggiungere della crisi abbiamo contratto tutti i costi; con la cassa integrazione prima e con i contratti di solidarietà poi, abbiamo risparmiato circa 1,7 milioni di euro, importo, per paradossale coincidenza, pari al credito che Isrim vanta dalla pubblica amministrazione».

Le domande Alla presidente Marini i ricercatori pongono delle domande precise: «È davvero certa che oggi questo nostro mestiere di ‘artigiani della scienza’ non serva più? Pensa che questa nostra attività non sia coerente con gli indirizzi europei, recepiti in sede regionale, in materia di innovazione? Non ritiene che la disponibilità sul territorio di strumenti concreti e già operativi sia utile alla efficace finalizzazione dei fondi strutturali all’uopo stanziati? Valuta più convenienti complesse operazioni di frammentazione e scorporo rispetto ad un rilancio dell’Istituto sotto forma di attività con una ricaduta diretta sulle nostre imprese?» e la invitano «a visitare i nostri laboratori, non per rispondere a domande, ma per acquisire informazioni sulle quali basare le sue decisioni».

La presidente Non si è fatta attendere la risposta della presidente: «L’appello dei ricercatori dell’Isrim coglie la nostra sensibilità e ci impone un ulteriore impegno – dice Catiuscia Marini – su temi come quelli della ricerca e dell’innovazione, nei confronti dei quali la Regione Umbria pone un’attenzione particolare, come dimostrano numerosi atti anche di queste settimane. La stessa programmazione dei fondi strutturali 2014/2020 va nella stessa direzione. Non può che restare fermo, però – aggiunge la presidente – che ogni attività gestita direttamente o comunque con il sostegno del denaro pubblico debba rispondere in modo imprescindibile a criteri di sostenibilità economica. Tanto più oggi, in un regime di fortissimo restringimento delle risorse pubbliche e di ‘spending review’». A proposito della situazione dell’Isrim, conclude la presidente, «sarà mia cura assicurare che, oltre alla non più procrastinabile azione di risanamento, possa essere assicurata un’iniziativa parallela volta all’individuazione di un percorso che non disperda un patrimonio di conoscenze e di professionalità».

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