Protesta lavoratori Isrim (foto archivio U24)

di M. To.

L’Isrim, l’istituto superiore di ricerca sui materiali , sembra essere ormai arrivato a quel capolinea da troppo tempo annunciato. I lavoratori, che in piena campagna elettorale avevano chiesto ed ottenuto un confronto con – alcuni – candidati a sindaco, tentano un’ultima, disperata, sortita.

La lettera «A pochi giorni dal possibile, se non probabile, fallimento dell’Isrim – si legge in una lettera aperta inviata alle istituzioni – i 32 lavoratori dell’istituto chiedono ai soci pubblici (Comune di Terni, Provincia di Terni e Regione Umbria attraverso Sviluppumbria) se è normale procrastinare per settimane l’incontro forse decisivo per le nostre sorti. Comprendiamo gli impegni della campagna elettorale ed abbiamo consciamente deciso di non alzare i toni per non dare l’impressione di volerne approfittare, capiamo gli impegni pressanti degli assessori regionali, indaffarati in vertenze numericamente ben più pesanti della nostra, ma è concepibile che a 15 giorni dalla data del possibile fallimento dell’istituto non si sia ancora trovato uno spazio nella fitta agenda dei nostri rappresentanti locali per prendere una decisione sul caso Isrim?».

Il prefetto E’ normale, chiedono, «costringerci ad appellarci al prefetto per organizzare questo incontro? Peraltro siamo ancora, incredibilmente, nella fase di discussione interna tra i soci ed immaginiamo che la trattativa vera e propria con l’imprenditore, se mai ci sarà, non avrà esiti immediati. E’ forse scortese, ad un passo dal licenziamento, chiedere sommessamente conto ai nostri rappresentanti in Regione, Provincia e Comune di quanto è stato concretamente fatto per salvare i nostri posti di lavoro?».

I sacrifici La messa in liquidazione volontaria dell’istituto, ricordano i lavoratori «è datata novembre 2013, ma l’Isrim è in crisi da almeno cinque anni; da allora, per salvare un bene di proprietà pubblica, i nostri sacrifici sono stati innegabili, abbiamo lavorato in condizioni assolutamente disagiate e con decurtazioni ai nostri stipendi tali da precipitare i più sfortunati tra noi (le famiglie mono-reddito e quelle con mutuo) in una condizione che tecnicamente è di povertà; tutto ciò per non perdere commesse e clienti e per continuare a mantenere ‘appetibili’ a potenziali compratori privati alcuni rami di attività dell’istituto. E’ lecito, a fronte di questi sacrifici, chiedere quale sia stato l’impegno profuso dai nostri ‘proprietari’?».

La Regione Il consiglio regionale, ha espresso all’unanimità l’intenzione di individuare «una soluzione che assicuri il mantenimento dell’intera forza lavoro e la prosecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e di servizio alle imprese dell’Istituto» e ad agire «parallelamente per la salvaguardia delle professionalità». Ma, chiedono i lavoratori, «dobbiamo rassegnarci all’idea che gli impegni presi rimangano lettera morta oppure possiamo ancora sperare che quando il consiglio regionale impegna la giunta su un argomento tanto delicato chieda poi conto delle azioni concrete intraprese in tal senso?».

La richiesta «Chiediamo, forse per l’ultima volta prima di togliere il disturbo – dicono amaramente ricercatori e impiegati dell’Isrim – che venga indicata chiaramente dalla Regione Umbria (a tutti gli effetti socio di maggioranza relativa dell’istituto) quale è la strada da percorrere, se questa strada porta al fallimento dell’Isrim; se, in caso di disinteresse da parte di imprenditori privati, non sono immaginabili soluzioni alternative; se c’è la possibilità di utilizzare diversamente le nostre competenze o se, semplicemente, verremo a breve licenziati».

Le responsabilità Qualcuno, è l’attacco finale, «deve prendersi la responsabilità di scelte chiare, lo dovete a noi, alle nostre famiglie che abbiamo costretto ad anni di sacrifici solo perché, forse ingenuamente, abbiamo creduto in una soluzione positiva di questa triste vicenda e soprattutto lo dovete all’onorabilità del ruolo che ricoprite, perché l’unica cosa che non possiamo accettare è che si arrivi alla fine del mese e si spenga tutto in silenzio, come per consunzione e come se quel che sta accadendo non sia il frutto di scelte, o mancate scelte, di anni».

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