L'assessore Riommi a palazzo Spada

di M. To.

Hanno aspettato «che la vertenza Ast prendesse una direzione che ci auguriamo sia positiva per chi lavora in quella fabbrica» e poi sono tornati a chiedere attenzione per loro: «Visto che stanno per terminare tutte le forme di sostegno che, seppur in maniera approssimativa e con erogazioni sempre irregolari, ci hanno permesso di sopravvivere nei cinque anni che hanno fatto seguito alla chiusura dell’azienda nella quale lavoravamo».

La Basell Loro sono gli ex lavoratori della Basell – alcune decine, organizzati in un comitato – che, ha spiegato il loro portavoce, Luca Levantesi, «chiedono solo di veder mantenute le promesse che erano state fatte». Cioè «essere aiutati a trovare un nuovo lavoro, visto che quello che avevamo ci è stato tolto e non certo per colpa nostra».

In Comune E, visto che l’assessore regionale Vincenzo Riommi aveva in programma una visita a Terni per essere ascoltato dalla terza commissione consiliare, hanno deciso di andare a palazzo Spada per dire direttamente a lui quello che pensano. E per annunciare che potrebbero pure decidere di dar vita – a palazzo Spada ci sono ancora i loro colleghi dell’Isrim – ad un nuovo blocco delle attività.

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Progetti e trasferimenti Ed ha fatto riferimento «a quelli di Novamont e di Cosp, di cui si sono perse le tracce», ma ha anche recriminato sul fatto che «alcuni di noi avrebbero potuto trovare nuove collocazioni in altre aziende del territorio, ma nessuno ha mosso un dito perché ciò avvenisse».

Novamont assume La rabbia dei lavoratori è aumentata, poi, nell’apprendere che «Novamont avrebbe intenzione di assumere 4 o 5 persone e per selezionarle ha recentemente svolto una trentina di colloqui, trascurando il fatto che ne aveva già svolti una settantina, con gli ex dipendenti Basell ai quali era stato promesso che una dozzina avrebbero potuto aspirare a un posto».

Marini Tra i bersagli degli ex lavoratori Basell è finita anche la presidente della Regione, Catiuscia Marini: «La nostra vertenza è iniziata durante la campagna elettorale di cinque anni fa e adesso ne sta per iniziare un’altra. La presidente sappia – minaccia Levantesi – che quando verrà da queste parti, ci troverà lì, pronti a fischiarla e a ricordarle le promesse non mantenute».

Il sindacato Nessuno sconto, da parte loro, al sindacato: «Siamo stati pilotati – è l’accusa – durante tutto l’arco della storia recente e i sindacalisti nazionali si sono solo preoccupati del contesto generale, senza mai tentare di prendere in considerazione che oltre ai grandi accordi ci sono anche le persone in carne ed ossa».

L’affondo Poi l’attacco, durissimo, nei confronti di un sindacalista in particolare: «Io sono un ex delegato della Filctem Cgil – ha ringhiato Levantesi – ma il segretario di quel sindacati, Sergio Cardinali, che adesso ha anche fatto carriera conservando però quell’incarico, che secondo me dovrebbe lasciare, ci ha letteralmente abbandonato al nostro destino». Cardinali, interpellato, ha risposto che «per il momento non è il caso di replicare e, nel caso decidessi di farlo, questo potrebbe avvenire in altre sedi».

Riommi L’assessore, a palazzo Spada, è stato deciso: «Qui il problema è semplice, nella sua drammaticità – ha spiegato – perché la Regione ha sempre detto e ribadito di essere a disposizione e, soprattutto, che si poteva e doveva sfruttare il potenziale rappresentato dai 10 milioni che erano disponibili per il cluster per la chimica. Ma dalle imprese del territorio non sono arrivati progetti e dalle forze sociali non abbiamo avuto riscontri».

La situazione Allo stato, ha ricordato Riommi, «siamo fermi alla richiesta di Basell: 12 milioni per cedere le aree, ma resta da capire – la pausa che ha fatto non è sembrata casuale – se c’è davvero qualcuno che è intenzionato ad investire su quei 42 ettari e per farci cosa».

Il futuro Basell, ha detto Levantesi, che ha ricordato che «alcuni di noi sono rimasti in contatto con l’azienda», a primavera «inizierà i lavori di smantellamento degli impianti, che dureranno per circa due anni, ma anche in questo caso nessuno le ha proposto di utilizzare anche noi in quelle attività. Lo abbiamo fatto noi, di nostra iniziativa». E anche per questo la rabbia è aumentata.