di M. To.

Dal coordinamento della Fim Cisl di Terni arrivano due segnali. Il primo – riferito al presente ad al futuro di Tk-Ast – è di preoccupazione; mentre il secondo – forse destinato ad avere più ricadute immediate, soprattutto a livello di dibattito interno al movimento sindacale – è di cauta apertura verso quella che una volta si chiama ‘la controparte’. Partiamo proprio da questo elemento.

Confindustria Il sindacato dice di seguire «con attenzione il nuovo corso della Confindustria ternana che, almeno a parole, ha spalancato le porte a chi ritiene di poter fornire un contributo. Su questo versante si ritiene opportuno rilanciare l’analisi del fabbisogno territoriale per tentare di capire tutti insieme quale futuro si intende progettare per Terni e il suo comprensorio».

La proposta Troppe, dice la Fim Cisl, «sono le aziende in stato di sofferenza. Come sindacato non possiamo celebrare solo i funerali. Vorremmo fornire un contributo utile a porre le aziende sulla strada del rinnovamento, adeguato e costante, delle strutture organizzative e tecnologiche, sostenendo l’istruzione e la riconversione professionale dei lavoratori. Un progetto che generi lavoro, occupazione, reddito».

Tk-Ast Quanto al percorso che stanno seguendo le procedure relative alla ‘ricostituzione’ di Tk-Ast, «la Fim esprime un giudizio critico rispetto all’incontro avuto nei giorni scorsi tra istituzioni locali, governo e massimi esponenti di Outokumpu e ThyssenKrupp: perché il sindacato italiano è stato tenuto fuori? Pur apprezzando il fatto di aver mantenuto l’unitarietà del sito potenziandolo con alcuni centri di servizio strategici per l’Europa, il giudizio sul ritorno in ThyssenKrupp rimane sospeso perché non si conosce né il progetto industriale né il piano industriale».

Le richieste A giudizio del sindacato sarà necessario «che vengano garantite risorse per gli investimenti; risorse per la ricerca, che dovrà essere sostenuta possibilmente dal Csm; risorse per la sostenibilità ambientale del sito». La Fim ricorda poi che «nel periodo in cui siamo stati figli di nessuno, il brand dell’Ast Terni è tornato a luccicare nel mondo, aprendo spiragli pure per future verticalizzazioni di prodotto. Merito delle scelte aziendali e del lavoro delle maestranze a tutti i livelli, lavoro che soprattutto in questa fase deve essere valorizzato e non svilito».

Nuova fase La Fim Cisl è convinta «che stia per aprirsi una nuova fase. Il ritorno a tempo determinato in ThyssenKrupp, infatti, rappresenta una sfida per la città, il management, le maestranze e le organizzazioni sindacali. Tutti dovranno calarsi nella nuova parte, nella consapevolezza di dover attraversare profonde trasformazioni che rischiano di riguardare i sociali e in modo particolare le politiche degli appalti. In 130 anni di storia della Fabbrica, tante sono state le tappe cruciali per la sopravvivenza. Stiamo per cominciarne un’altra. Chi pensa di seguire un modello di relazioni industriali precostituito sbaglia. Terni, da sempre, è stata la fucina di modelli costruiti insieme. E necessariamente dovrà esserlo pure questa volta. Azienda, management, sindacato e lavoratori hanno pari dignità».

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