di Marco Torricelli
Una secchiata d’acqua. Freddissima. La riunione di venerdì mattina alla Confindustria di Terni, non ha portato nessuna novità in relazione alla crisi della Sangemini. E questo non è un buon segno. Anche se i sindacati parlano di «un importante passaggio preliminare, ancorché interlocutorio, in cui si è avviato un confronto che dovrà proseguire in sede tecnica (tra azienda e sindacato) il prossimo 2 maggio, per programmare la gestione della curva alta di produzione, che coincide con i mesi primaverili-estivi».
Nuovo rinvio L’unica certezza è che nell’incontro – tra l’assessore regionale Vincenzo Riommi, il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, il management della San Gemini e i sindacati – la Sangemini non ha scoperto le carte. O, meglio, non ha neanche detto se le ha: «Il piano aziendale è allo studio (lo avrebbero affidato al prestigioso studio di Piero Gnudi, sì, il ministro per il turismo, lo sport e gli affari regionali del governo Monti; ndr) e non siamo ancora in grado di mostrarlo», hanno detto, più o meno, i manager.
L’assemblea E ai sindacati non è rimasto che ribadire «l’obiettivo irrinunciabile della continuità occupazionale dei 134 lavoratori di San Gemini e San Gemini Fruit e della salvaguardia della integrità dell’azienda, per riportare il marchio San Gemini a rappresentare un valore importante per il territorio e per le lavoratrici e i lavoratori umbri». Annunciando che il 3 maggio verrà organizzata «un’assemblea, presso lo stabilimento, per concordare con i lavoratori il percorso da intraprendere alla luce dei risultati del confronto con l’azienda».
Il tempo passa In sostanza non è successo niente e, intanto, è passato quasi uno dei sei mesi che, in virtù del concordato sui debiti richiesto dalla Sangemini, l’azienda ha disposizione per tirare a campare: producendo tutta l’acqua di cui ha bisogno per rispondere alle richieste del mercato estivo. Poi, a fine settembre, ci sarà la resa dei conti: con la situazione che tornerà quella di marzo: con un centinaio di milioni di debiti e un sacco di gente che rischierà il posto di lavoro.
Il futuro Perché il piano che la Sangemini dovrebbe presentare non è – e non può essere – solo quello relativo alla gestione della produzione in questi, ormai, cinque mesi: «Siamo delusi, inutile negarlo – dice, controvoglia, un sindacalista – perché questo stato di cose e questo continuo rinviare non lascia presagire nulla di buono, per l’azienda e, soprattutto, per i lavoratori». Che, quando ci sarà l’assemblea, vorranno risposte.
