di Massimo Colonna
«L’obiettivo delle imprese oggi più che mai deve essere quello di diversificare. Nel Ternano non c’è più soltanto siderurgia, chimica ed energia ma, seppur questi restano pilastri dell’economica, anche il terziario oggi gioca la sua parte». Così la Cna umbra descrive il momento attuale del comparto lavoro nella provincia di Terni. Il tutto grazie al report del centro studi ‘Sintesi’ presentato nelle sale del Caos martedì mattina.
Il ruolo dell’acciaio Dalla relazione, presentata da Gianluca Bellavigna, presidente della Consulta territoriale Cna, e da Roberto Giannangeli, direttore Cna Umbria, si va confermando « il ruolo fondamentale dell’acciaio, della chimica e dell’energia con il forte incremento però della piccola e media impresa». «Siamo abituati a identificare Terni – ha spiegato Bellavigna – con la metallurgia e la chimica, comparti che, insieme alla chimica, continuano a giocare un ruolo strategico in questo territorio, ma anche qui i settori cossidetti ‘made-in’ e dei servizi innovativi nel corso degli ultimi decenni hanno acquisito un peso sempre maggiore all’interno delle attività manifatturiere».
Tutto cambia nel 1971 Le maggiori trasformazione, da quanto emerge dal report, sono avvenute in città a partire dal 1971 quando «Terni ha iniziato a trasformarsi da città industriale e commerciale in città di servizi tradizionali ed innovativi, vedendo contemporaneamente nascere ed affermarsi, accanto alla grande industria tante piccole imprese».
I numeri La piccola e media impresa ora rappresenta il 66 per cento degli addetti totali, ossia 33mila unità. L’artigianato in particolare riguarda il 25 per cento delle imprese attive e i due settori in cui operano il maggior numero di artigiani sono quelli delle costruzioni e del manifatturiero. Il numero totale delle imprese attive, da quanto emerge dallo studio, è continuato a crescere anche durante la crisi con un aumento di 103 unità, soprattutto nei settori servizi, commercio e turismo.
Il calo degli ordini Nel periodo 2009-2014 il settore della metallurgia, pur continuando ad esprimere i tre quinti delle esportazioni totali, ha subito una drastica riduzione, mentre la chimica si attesta sui 126 milioni di euro con un calo del 20 per cento. I settori del made-in invece aumentano tutti, pur se con percentuali diverse ad eccezione delle meccanica e nel complesso raggiungono un volume di esportazioni che sfiora i 220 milioni di euro, pari al 23 per cento del totale».
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