«L’area di crisi complessa rappresenta un accordo che è un’opportunità, ma sono necessari senso di responsabilità e coesione che in questo territorio sembrano assenti ingiustificati». E’ il pensiero del nuovo presidente di Confartigianato Imprese Terni Mauro Franceschini che esprime il proprio pensiero in merito all’istituto la cui procedura è stata attivata nei giorni scorsi dalla Regione con le diverse amministrazioni comunali coinvolte.

Area di crisi strumento utile «Oggi viviamo – si legge in una nota di Franceschini – una profonda recessione e crisi nell’economia reale, arrivata fino ad una riduzione di 1.130 unità lavorative. Oggi questo stato è esteso anche ad altre criticità che sono di recente sfociate in un vortice che preoccupa l’associazione. Accogliamo e giudichiamo con positività l’area di crisi complessa e siamo più che mai convinti che sia uno strumento fondamentale per intervenire sulla ripresa dell’economia locale. Tuttavia le problematiche cui dobbiamo far fronte pare non riguardino unicamente la definizione e collocazione delle risorse, ma destano forte preoccupazione anche le vicende che riguardano chi occupa un ruolo centrale e che sembra non godere di un’adeguata stabilità ed organizzazione».

I numeri Franceschini poi entra nel merito della situazione ternana. «Auspichiamo  che venga tenuto presente su tutti un dato che può aiutare a focalizzare e direzionare con criterio tali risorse. Il 98 per cento delle imprese che insistono sul territorio ha meno di 20 addetti ed oltre il 60 per cento di questi lavorano nelle stesse imprese. E’ necessario porre particolare attenzione alle imprese artigiane, alle micro e piccole imprese ponendo l’accento su una questione altrettanto importante che riguarda le risorse destinate alle start-up innovative. In tal senso sarebbe auspicabile che tali disponibilità economiche venissero riservate  non solo alle nuove imprese innovative, ma estese altresì sia alle attività già esistenti e strutturate che nel tempo hanno intrapreso la strada dell’innovazione».

Giunta e predissesto Poi un appello alle istituzioni che dovranno governare l’area di crisi complessa con un occhio in particolare alla situazione del Comune di Terni, alle prese con i cambi della giunta e con l’avvio della manovra di predissesto. «Ci aspettiamo senso di responsabilità da parte di chi in questo momento ha un dovere istituzionale ed etico nei confronti dei cittadini e delle imprese. Sarebbe sconcertante avere tra le mani una preziosa opportunità  in grado di poter rilanciare il territorio e doverci trovare, invece, a fare i conti con sfumature e dietrologie che non agevolerebbero, ma anzi paralizzerebbero tutto. Riteniamo che questioni riguardanti il riequilibrio finanziario del Comune di Terni ed ancora le ‘manovre di assestamento’ della giunta, con temporeggiamenti, bagarre e colpi di scena, potrebbero minare ed impedire  una lucida visione del da farsi. Rimettere al centro il lavoro e far ripartire l’economia è l’unico obiettivo che deve impegnare tutti i soggetti tecnici ed istituzionali. Per questo sosterremo con forza all’interno della cabina di regia che auspichiamo possa avviare il proprio lavoro nell’immediato, lo sforzo che  Regione e Comune andranno a mettere in atto per rendere operativo l’accordo sottoscritto al ministero».

La posizione del Cna Sulla questione interviene anche la Cna che chiede «subito un tavolo di confronto tra le imprese e le istituzioni per definire le priorità su cui convogliare le risorse». «Queste risorse rappresentano forse l’ultima occasione per permettere a Terni di agganciare la ripresa – afferma Giancarlo Giovannetti, membro della presidenza regionale della Cna – Ma per ottimizzare i risultati soprattutto in termini occupazionali occorre una strategia condivisa. Il Ternano ha una grande e gloriosa storia industriale, oltre a rappresentare un territorio di confine e collegamento con il Lazio. Oggi, nonostante il sensibile ridimensionamento subito negli ultimi decenni, la presenza di alcune multinazionali continua a essere significativa. Ma non possiamo non tenere conto dei cambiamenti avvenuti e dell’effetto sostitutivo della piccola impresa rispetto all’industria. Non si tratta di stabilire primati, ma riteniamo si debba dare una risposta alla domanda di lavoro della società, in particolare delle nuove generazioni. Perciò – conclude l’esponente Cna – chiediamo alle istituzioni di istituire un tavolo congiunto per individuare insieme dove e come intervenire».

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