Le ex Lsu della Provincia di Terni – e il sindacato Usb che le rappresenta – alla carica: «il 30 giugno, con la chiusura dell’attività scolastica è finito anche il nostro lavoro che, invece, in base ad un accordo previsto da un accordo che noi abbiamo sempre denunciato come inutile, doveva proseguire»
I fatti Il 1° luglio, dice Gabriella Falocco, della Usb, «alcune lavoratrici si sono presentate presso i propri posti di lavoro abituali, come fanno da circa 18 anni, ma i dirigenti delle scuole dove operavano comunicavano di non avere nessuna direttiva per la loro attività lavorativa, né del resto le lavoratrici avevano avuto alcuna comunicazione in merito da parte dell’azienda; gli istituti hanno tempestivamente telefonato all’azienda per avere chiarimenti in merito, e questa comunicava che nessuna delle lavoratrici poteva lavorare fino a nuova comunicazione».
A casa Le lavoratrici, insomma, dopo essere state invitate ad uscire dagli istituti, «oggi si ritrovano senza lavoro, senza ammortizzatori sociali, senza stipendio e senza dignità. In questo modo – prosegue Falocco – ci stanno distruggendo psicologicamente; i lavoratori sono lasciati nella continua incertezza tanto che alla notizia ‘non c’è lavoro vai a casa’ una lavoratrice è stata colta da malore, probabilmente per il forte stress psicologico causato dall’aver appreso l’allontanamento dal posto di lavoro».
L’accordo Gabriella Falocco, poi, attacca: «A nemmeno tre mesi da quando sono stati assunti vengono meno i primi impegni e si stanno evidenziando tutte le contraddizioni di un accordo che la Usb non ha siglato proprio per i forti dubbi circa la sua efficacia e funzionalità per garantire occupazione e miglioramento e ampliamento dei servizi, non garantendo comunque il mantenimento del reddito e la dignità stessa ai lavoratori, visto che altre strade erano possibili e potevano garantire qualità dell’occupazione e del salario come la reinternalizzazione e la stabilizzazione degli ex-Lsu negli organici Ata accantonati».
I corsi di formazione E che la gestione di quell’accordo fosse ‘problematica’, dice ancora Falocco si era capito anche da un altro elemento: «L’accordo stabiliva che nei mesi di aprile, maggio e giugno il personale avrebbe dovuto seguire dei corsi di formazione. Ebbene, è stato fatto un solo corso, e definirlo di ‘formazione’ riesce molto difficile: è forse possibile per una donna imparare a rifare intonaci, a tinteggiare pareti a sostituire vetri semplicemente ascoltando per qualche ora dei discorsi teorici in aula? E potranno le annunciate ore di formazione a lavoro consentire di effettuare i lavori in tempo per l’apertura delle scuole?».
Il lavoro Oggi, conclude la rappresentante sindacale, «ribadiamo che bisogna avere il coraggio di fare una scelta: assumere gli ex-Lsu, riconoscendo loro le professionalità acquisite nei profili dovuti del personale Ata. Più volte abbiamo chiesto alle amministrazioni locali di intervenire su questa vertenza e sul governo e soprattutto sul partito di maggioranza. Abbiamo sentito tante belle parole da molti, anche dal comune di Narni, ma sono volate via con il vento. Più volte abbiamo chiesto un incontro alla Provincia di Terni, ma od oggi non abbiamo avuto riscontro, a quanto ci risulta alcuni ex Lsu della provincia di Terni sono stati assunti alle proprie dipendenze dalla Provincia, mentre altri sono stati lasciati in mano alle cooperative: in sostanza ci sono stati nella provincia di Terni ex Lsu di serie A ed ex Lsu di serie B».
