di M. To.
Un errore. Tecnico, forse. Di sicuro grave, perché a causa di esso dodici persone – tutte lavoratrici della cooperativa Aidas – non potranno accedere alla casa integrazione e, visto che le hanno mandate a casa, non percepiranno un solo euro.
La ‘cassa’ Il 4 settembre scorso, denunciano i sindacati di categoria, «il ministero del lavoro ha negato la cassa ‘straordinaria’ alle lavoratrici perché la cooperativa non aveva i requisiti necessari e doveva invece essere richiesta quella ‘in deroga’ per il periodo giugno-agosto nel quale le dodici persone erano state estromesse dal lavoro».
Il commissario Le lavoratrici, «tenute a casa con una comunicazione del commissario liquidatore (Marcella Galvani; ndr) si vengono così a trovare, non essendo stata accettata la cassa, non solo senza stipendio, ma anche senza gli ammortizzatori sociali. Paradossalmente – insistono i sindacati – alcune di loro, avendo iniziato dei corsi di formazione riservati ai cassaintegrati, rischiano addirittura di vedersi addebitati i relativi costi».
«Silenzio colpevole» Ma le denuncia dei sindacati va oltre: «Del provvedimento ministeriale di 20 giorni fa – accusano – sia le organizzazioni sindacali, sia le lavoratrici interessate, sono state tenute all’oscuro». Ovvio che, dicono, «le lavoratrici non dovranno essere penalizzate di un solo euro. Chi ha provocato il danno ora se ne deve assumere le responsabilità e farsene carico».
Nessun accordo I sindacati, quindi si sono «rifiutati, in accordo con le lavoratrici interessate, di sottoscrivere un accordo per la cassa ‘in deroga’ in quanto, causa il bando emanato dal commissario per l’affitto di ramo di azienda della struttura di Collerolletta, lo stesso comporterebbe non tanto una (e neanche certa) integrazione al salario per qualche mese, ma l’effettiva estromissione dal ciclo produttivo e quindi la perdita del posto di lavoro».
Il bando La procedura per l’aggiudicazione in affitto della struttura, infatti, «tiene fuori, sorprendentemente, i cassaintegrati così come alcune lavoratrici in maternità. A questo proposito – insistono i sindacati – manifestiamo anche la loro nostra in quanto il bando potrebbe essere soggetto a possibili contenziosi, che potenzialmente allungherebbero i tempi, provocando ulteriori problemi ai dipendenti della cooperativa Aidas in liquidazione coatta e vigileranno affinché ogni provvedimento del commissario non vada ulteriormente a gravare e quindi a scaricare sugli incolpevoli lavoratori gli errori che anche la gestione commissariale potrà ulteriormente commettere».
Il commissario replica Marcella Galvani, però, non ci sta. E replica con decisione, dicendo che «le affermazioni dei sindacati sono difformi dalla realtà. Non è vero che il Commissario ha ‘tenuto all’oscuro’ un ‘provvedimento del 4 settembre’, con cui il ministero avrebbe negato la Cigs, infatti tale provvedimento ad oggi non esiste. L’unico documento di cui il commissario è a conoscenza, peraltro ancora solo informalmente, indica motivi ostativi (non il diniego) alla concessione della Cigs».
La ‘deroga’ Non è vero, dice ancora il commissario, «che ‘le lavoratrici si vengono a trovare senza gli ammortizzatori sociali’; infatti, anche qualora la Cigs venisse negata, Aidas avrebbe accesso allo strumento della Cig in deroga, con identica tutela per le dipendenti non ‘penalizzate di un solo euro’. Paradossale appare la posizione dei rappresentanti dei Sindacati nei confronti della richiesta del commissario di sottoscrivere l’accordo per la cassa integrazione in deroga. Dopo aver infatti già firmato l’accordo per l’accesso alla Cigs, consapevoli che tali lavoratori fossero in esubero in relazione agli standard necessari per la sopravvivenza dell’azienda, dichiarano oggi di non voler sottoscrivere la Cigd, cioè un accordo di identico contenuto, in quanto basato sugli stessi presupposti, per le stesse unità lavorative, con le stesse tutele».
Organici da tagliare Aidas, spiega Marcella Galvani, «si trova in una procedura analoga al fallimento causata dalla evidente sproporzione tra costi e ricavi e la salvezza dei posti di lavoro passa attraverso la riduzione dell’organico a livelli di sostenibilità pari alle dotazioni di personale previste oggettivamente dagli standard regionali e di ciò i rappresentanti sindacali sono perfettamente consapevoli. La gara attualmente in corso per l’affitto del ramo di azienda garantisce l’occupazione di sessanta unità lavorative, il massimo consentito dagli standard senza sfociare in situazioni di deficit strutturale che ne comprometterebbero la possibilità di ricevere offerte. Non è stato quindi commesso alcun errore dalla gestione commissariale e se i dipendenti di Aidas rimarranno senza ammortizzatori sociali l’unica responsabilità sarà attribuibile solo ed esclusivamente ai rappresentanti dei sindacati. La gara va avanti. Nell’interesse dei lavoratori».
